DIARIO ECUMENICO
OTTOBRE 2025
Chiesa d’Inghilterra – Sarah Mullally nuova arcivescova di Canterbury
Il 3 ottobre l’Ufficio del primo ministro del Regno Unito annuncia la nomina del 106° arcivescovo di Canterbury da parte della Corona inglese: sarà Sarah Mullally, vescova di Londra dal 2018. Per la prima volta nella storia il ruolo sarà affidato a una donna, a partire dal 2026. La vescova Mullally, 63 anni, succede a Justin Welby, che si era dimesso nel novembre 2024, dopo la pubblicazione del Rapporto Makin sulla gestione degli abusi di un pedofilo seriale da parte della Chiesa d’Inghilterra. Figura dal profilo principalmente pastorale, Mullally è stata apprezzata per aver patrocinato nella Chiesa d’Inghilterra alcune riforme nell’ambito della tutela dei minori. Data l’età, poiché a 70 anni è previsto il ritiro dall’incarico, sarà inevitabilmente una figura di transizione. La nomina di una donna alla sede di Canterbury creerà più difficoltà all’interno della Comunione anglicana – dove c’è una forte tensione tra le province del Sud globale e del Nord sul confronto con la progressiva secolarizzazione della società – che in ambito ecumenico. In una lettera inviata all’arcivescova designata, il prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, card. Kurt Koch, ha espresso la «fervida speranza» che la vicinanza creatasi in 60 anni di dialogo ecumenico «possa continuare negli anni a venire, mentre proseguiamo a “camminare insieme sulla strada”».
SAE – Nuovi presidente e Comitato esecutivo
Il 19 ottobre vengono eletti i nuovi vertici del Segretariato attività ecumeniche (SAE) per il quadriennio 2026-2029. Il nuovo presidente è Simone Morandini, cattolico, già presente nel Comitato esecutivo per diversi mandati, e nel Consiglio di presidenza con la fondatrice del SAE Maria Vingiani. Nel Comitato esecutivo vengono eletti Riccardo Maccioni, cattolico; Francesca Barbano, metodista; Livia Gavarini, cattolica; Allegra Tonnarini, cattolica.
Re Carlo III in Vaticano
Il 23 ottobre, per la prima volta dallo scisma anglicano formalizzato nel 1534, il capo di Stato britannico e capo della Chiesa d’Inghilterra Carlo III ha pregato insieme al capo di Stato vaticano e capo della Chiesa cattolica, papa Leone XIV. È stato re Carlo che, in considerazione del suo ruolo di governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra, ha desiderato che la visita di Stato includesse anche una dimensione religiosa. La preghiera, nella Cappella Sistina, è consistita nella celebrazione dell’Ora media presieduta da Leone XIV e dall’arcivescovo anglicano Stephen Cottrell di York (la nuova arcivescova di Canterbury infatti entrerà in carica solo nel 2026, vedi sopra), con re Carlo e la regina Camilla seduti nel presbiterio. Successivamente nella basilica papale di San Paolo fuori le Mura, storicamente legata ai monarchi inglesi che dal tardo Medioevo sono riconosciuti come suoi «protettori», in forza di questo legame storico e in segno di gratitudine per i progressi compiuti nel cammino ecumenico dopo il concilio Vaticano II, il card. arciprete della basilica, James Michael Harvey, e l’abate della comunità benedettina annessa hanno conferito a re Carlo il titolo di «confratello reale». Il papa a sua volta è stato insignito del titolo di «confratello papale» della cappella di San Giorgio nel castello di Windsor. Re Carlo ha anche un legame particolare con l’ortodossia: suo padre era ortodosso greco, e Carlo è patrono e finanziatore del monastero di Santa Caterina al Monte Sinai.
Fede e costituzione – VI Conferenza mondiale
A più di 30 anni dalla precedente (Santiago de Compostela, 1993), si tiene dal 24 al 28 ottobre in Egitto a Wadi El Natrun, nei pressi di Alessandria, la VI Conferenza mondiale di Fede e costituzione, la commissione teologica del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), alla quale partecipa anche la Chiesa cattolica. Nell’anno in cui si commemora il 1700° anniversario del concilio di Nicea, la Conferenza si concentra sul tema «Quali passi ora verso l’unità visibile?». Secondo l’Appello a tutti i cristiani approvato in conclusione, l’unità è più che accordo, è comunione: «Radicata nel battesimo, espressa nella preghiera comune, l’unità diventa visibile quando viviamo insieme e ci avviciniamo alla celebrazione comune dell’eucaristia e al riconoscimento dei ministeri degli altri». I 400 rappresentanti delle Chiese membro presenti affrontano anche questioni relative alla decolonizzazione e alla missione. Poiché per le Chiese in alcuni contesti la missione è intrecciata con una storia di schiavitù, colonialismo e potere, «la missione nel nostro tempo deve essere caratterizzata dal pentimento e da un riorientamento verso la decolonizzazione e la giustizia, la riconciliazione e l’unità». La Conferenza approva anche un’«affermazione ecumenica» dal titolo Approfondire l’unità, camminare nell’amore, restaurare la speranza.
Nostra aetate – 60° anniversario
Il 28 ottobre nell’Aula Paolo VI si celebra un evento intitolato «Camminando insieme nella speranza», nel 60° anniversario della dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II, che ha aperto una stagione di dialogo interreligioso improntata al rispetto reciproco tra le religioni. L’evento, organizzato dal Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso e dalla Commissione per i rapporti con l’ebraismo presso il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, si apre – dopo una danza tradizionale dello Sri Lanka – con un corteo di leader dell’ebraismo, dell’islam, dell’induismo, del giainismo, del sikhismo, del buddhismo, dello zoroastrismo, del confucianesimo, del taoismo, dello shintoismo, delle religioni tradizionali africane e della Chiesa cattolica. Dopo un programma di musica, testimonianze e spettacoli culturali a celebrare l’unità nella diversità, papa Leone XIV tiene un discorso, seguito da una preghiera silenziosa per la pace. Il 29 ottobre anche l’udienza generale del papa è dedicata alla dichiarazione Nostra aetate e al dialogo interreligioso, alla presenza di diversi esponenti religiosi.
Daniela Sala

