SEGRETARIATO
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ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICHE E LAICI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO                  

 

 

 


Global Christian Forum

Il Gruppo di facilitazione del Global Christian Forum (GCF), a cui si sono uniti altri esperti di cristianesimo mondiale, s’incontra a Roma dal 5 al 9 febbraio presso il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Al centro dell’incontro vi è la programmazione della IV Assemblea mondiale dell’aprile 2024 sul tema «Che il mondo sappia (Gv 17,23)», a cui parteciperanno circa 250 delegati provenienti da tutte le correnti del cristianesimo moderno. Il GCF è nato nel 2007 pensandosi come luogo d’incontro per tutte le correnti nelle quali si presenta oggi la fede cristiana: anglicana, carismatica, evangelicale, cattolica romana, ortodossa, pentecostale, protestante «storica», delle «megachiese» e delle comunità ecumeniche. Ha un’organizzazione più leggera e meno formale del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), anzi il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che vi partecipa attivamente, lo definisce «una piattaforma ecumenica unica che riunisce tutte le principali correnti del cristianesimo mondiale». Il segretario, il rev. Casely Essamuah, appartiene alla Chiesa metodista del Ghana/USA, ed è proprio in Ghana che si terrà il IV raduno mondiale.

Avventisti – COVID

L’8 febbraio l’organo ufficiale d’informazione della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno in Italia Hopemedia pubblica la traduzione del Comunicato della Chiesa avventista mondiale diffuso tramite il suo Dipartimento delle comunicazioni, intitolata «Preoccupazioni su COVID-19, governance della Chiesa e libertà di coscienza» (bit.ly/AvventistiCOVID). Nel documento, sotto forma di domande e risposte, si chiarisce la posizione avventista sulla vaccinazione e le misure di contenimento del contagio, e si riafferma la «libertà di scelta di ogni individuo nel prendere decisioni responsabili riguardo alla propria salute». Si precisa inoltre: «La Chiesa avventista ha una lunga storia di difesa della libertà di coscienza, in particolare per quanto riguarda l’osservanza del sabato quale giorno di riposo, come insegna la Bibbia. Inoltre, la Chiesa riconosce, grazie alla profezia biblica, che ci sarà un decreto in futuro in cui si richiederà a tutti sulla terra di scegliere di ricevere il sigillo di Dio o il marchio della bestia (…) Gli attuali protocolli anti-COVID non sono quel decreto di cui si parla in Apocalisse».

CEC – Comitato centrale

Dal 9 al 15 febbraio si svolge on-line la riunione del Comitato centrale del CEC, in preparazione dell’XI Assemblea generale che si terrà a Karlsruhe (Germania) dal 31 agosto all’8 settembre sul tema «L’amore di Cristo muove il mondo alla riconciliazione e all’unità». Il Comitato centrale accoglie tre nuove Chiese membri (portando il totale a 352): la First African Church Mission (Nigeria); la Apostolic Faith Mission of South Africa; e la Provincia anglicana di Alessandria. L’organismo direttivo del CEC adotta inoltre una bozza di dichiarazione sull’unità e la comune appartenenza alla comunità delle Chiese, che sarà discussa all’Assemblea, così come il decimo rapporto del Gruppo di lavoro tra la Chiesa cattolica e il CEC.

Eritrea – Morte di Abuna Antonios

Il 9 febbraio muore ad Asmara, in Eritrea, a 94 anni Abuna Antonios. Era stato il terzo patriarca della Chiesa ortodossa eritrea Tewahedo, che conta circa 2 milioni di membri, dall’aprile 2004 al febbraio 2006. Dopo aver criticato il governo per aver interferito negli affari della Chiesa e aver protestato per l’arresto di 3 sacerdoti, era stato deposto dal Santo Sinodo della sua Chiesa su pressione del governo e messo agli arresti domiciliari, dove è rimasto fino alla fine. La sua situazione è stata più volte al centro di denunce delle organizzazioni per i diritti umani.

Africa – Conflitto tra Chiese ortodosse

In seguito alla decisione del Patriarcato di Mosca di erigere un proprio esarcato (cioè circoscrizione ecclesiastica) in Africa, la Corte sinodale di prima istanza del Patriarcato di Alessandria il 18 febbraio sottopone a processo canonico i due preti russi che stanno girando per il continente per «arruolare» preti ortodossi nel nuovo esarcato. I 4 capi d’imputazione sono di celebrare la liturgia sul territorio del Patriarcato di Alessandria senza il permesso del patriarca Teodoro e dei vescovi locali; di celebrare con chierici sospesi dal culto; il crimine di cospirazione o fazione; quello di causare scandalo alla Chiesa. Da un prete greco missionario in Tanzania si apprende che i preti in Africa stanno ricevendo lettere che li invitano a cambiare giurisdizione, promettendo alti stipendi, posizioni di leadership della Chiesa, auto ufficiali con 5 porte, assistenza medica, istruzione superiore e borse di studio per i figli e le figlie nelle università russe. I preti che hanno già cambiato giurisdizione sono già 150 da 12 paesi, 95 dal solo Kenya.

Ucraina – Chiese ortodosse

L’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio, da parte della Russia travolge anche le Chiese ortodosse dei due paesi, modificando i rapporti e riacutizzando la frattura tra le Chiese ortodosse.

KEK – Verso Karlsruhe

Il tema «L’amore di Cristo muove il mondo alla riconciliazione e all’unità», su cui si riuniscono 150 rappresentanti della Conferenza delle Chiese europee (KEK) il 25-26 febbraio per una pre-assemblea in preparazione all’XI Assemblea generale del CEC (Karlsruhe), ha un forte impatto per la concomitanza dell’evento con l’invasione russa dell’Ucraina. Gli eventi bellici diventano uno dei principali argomenti di discussione tra i partecipanti, in seguito a un cambio di programma avvenuto all’ultimo per dare spazio allo scambio di notizie dall’Ucraina. Il pastore Christian Krieger, presidente della KEK, nel suo messaggio di apertura invita i cristiani «a unirsi in preghiera per la pace, per l’esito di questa guerra, per le sue vittime e per tutti coloro che stanno lavorando per un esito pacifico», e leva un appello ai leader europei a non «risparmiare gli sforzi per limitare l’emorragia di sangue innocente e per trovare la via del ritorno al dialogo diplomatico e all’ordine internazionale».

Daniela Sala