SEGRETARIATO
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ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICHE E LAICI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO                  

 

 

 


In occasione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, l'Associazione Protestante Cinema "Roberto Sbaffi", il SAE - Segretariato Attività Ecumeniche di Venezia, il Centro Culturale Protestante Palazzo Cavagnis, Pax Christi Mestre-Venezia in collaborazione con il Circuito Cinema del Comune di Venezia hanno organizzato la visione del film

UN MONDO FRAGILE
mercoledì 4 settembre 2019 - ore 16:45

Casa del Cinema – Palazzo Mocenigo San Stae 1990 (Sestiere S. Croce)

Saluto di benvenuto di Elisabetta Da Lio, responsabile Circuito Cinema.
Il film verrà introdotto da Gianna Urizio, regista e presidente dell’Associazione protestante cinema “Roberto Sbaffi”. Alla fine del film ne parleremo con Heidi Lengler, brasiliana, luterana, studentessa di licenza all'Istituto di studi ecumenici San Bernardino; presiede Antonella Bullo, SAE Venezia

Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti (Si consiglia la prenotazione il giorno della proiezione telefonando al 041 2747140 dalle ore 09:00)

Un mondo fragile è l’opera prima del regista Colombiano César Acevedo, presentato a Cannes nel 2015 dove gli è stata assegnata la Camera d’Or. Girato con attori non professionisti, racconta la storia di Alfonso, ex-campesino che, avendo saputo della grave malattia polmonare del figlio, torna dopo 17 anni nella casa dove vivono la moglie, la nuora e il nipote. Il suo podere è stretto nella morsa di un'immensa piantagione di canna da zucchero che lo sommerge di polvere e ceneri. Tollerato a fatica dalla vecchia consorte, che non gli perdona il suo abbandono, al suo ritorno Alfonso partecipa all'economia domestica famigliare, accudendo figlio e nipote in assenza delle donne (moglie e nuora), occupate in una piantagione di canna da zucchero al posto del figlio. Una tragedia senza tempo che non è solo quella dei contadini cacciati dalle loro terre dalle multinazionali agrarie ma soprattutto quella di due inconciliabili ragioni che dividono gli oppressi: resistere fino alla morte o fuggire sperando in una rivincita.

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