Care socie, cari soci,
nel cosiddetto «Simbolo degli apostoli» si recita: Gesù Cristo «fu crocifisso, morì, fu sepolto, discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte». Per rappresentare l'irrappresentabile della resurrezione, l’icona orientale si concentra proprio sulla discesa agli inferi. Le porte della prigione sono scardinate e colui che non è ancora asceso al cielo è già capace, nel cuore della terra, di prendere per mano Adam e con lui tutti gli altri giusti.
Il centro della resurrezione sta nel fatto che il Padre ha reso salvifica la morte del Figlio. Ciò avviene quando il Risorto sottrae al regno infero coloro che vi erano precipitati. Gesù chiama fuori dalla tomba Lazzaro, ma negli inferi egli stesso prende per mano Adam. Ora, cessata ogni distanza, il Risorto entra in contatto diretto con i morti a cui ridà vita. La resurrezione è la possibilità estrema divenuta realtà di riscattare il passato. La vera vittoria sulla morte si dispiega nell’accogliere e dar vita a quanto è stato. Solo Dio è capace di farlo. Nessuno può risorgere se non chi prima ha vissuto e sperimentato fino in fondo il venir meno della vita. Il destino naturale dell’esistenza è infero, non celeste.

Redimere significa salvare il passato. Soltanto dopo aver attraversato la morte è dato di negare che essa sia l'ultimo sigillo. La prima vittoria ha luogo nel mondo infero. Quanto ci è dato di vedere nel regno della luce e dell’aria non manifesta variazione. Sulla superficie della terra continua a essere suonata la musica precedente: si nasce, si cresce, si invecchia, ci si ammala e si muore. Anche dopo la resurrezione di Gesù le leggi della vita e della morte sono rimaste immutate. La selezione naturale non ha cessato di operare e i forti continuano a prevalere sui deboli. L’affermarsi di una redenzione in grado di riscattare il passato e, quindi, di dar salvezza in avvenire al nostro presente non fa cambiare tonalità alla partitura dell’esistenza. Vi è un solo passaggio decisivo: la discesa agli inferi di Gesù Cristo risorto attribuisce, nella speranza, un altro significato a quella musica che prosegue a risuonare identica. La discesa agli inferi da parte di Gesù Cristo è l’unica caparra che rende credibile l’aver conseguito la vittoria sulla morte in un mondo tuttora retto dalla immutata logica del vivere e del morire.

La Pasqua ha diviso il mare della morte e ci fa passare attraverso di esso per farci giungere alla terra in cui la vita non conosce tramonto, la fede ci accompagni e ci sorregga nel cammino nel deserto.

Fraternamente
Piero