SEGRETARIATO
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ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO                  

 

 

 


Care socie, cari soci,
un venerabile detto patristico, molto caro al cristianesimo orientale, afferma che Dio si è fatto uomo perché quest’ultimo diventasse Dio. Il motto ha attraversato i secoli  nel corso dei quali, anche nell'Oriente cristiano, si sono palesati (e si palesano)  comportamenti umani, troppo umani. Nella liturgia cattolica della messa di mezzanotte si prega: «Accetta, o Padre, la nostra offerta in questa notte di luce e in questo misterioso scambio di doni trasformaci nel Cristo tuo figlio, che ha innalzato l’uomo accanto a te nella gloria». Nel momento in cui più forte e stringente si fa la memoria della Parola fattasi carne, la Chiesa cattolica fissa lo sguardo in alto, nella gloria di un’umanità posta nei cieli. Ma cosa è avvenuto (e cosa avviene) sulla terra dal tempo in cui il Figlio incarnato è venuto ad abitare tra noi? Tutto, anche nell'Occidente cristiano sia cattolico sia riformato, è rimasto umano, troppo umano.  A Ireneo di Lione (antico ponte tra Oriente e Occidente) si deve il celebre detto secondo il quale Gloria Dei vivens homo. Da duemila anni abbiamo visto e vediamo quella gloria offuscarsi nei volti di donne e uomini morenti; stanno morendo non già perché  chiudono gli occhi dopo una lunga vita piena di senso e di lasciti, ma perché quotidianamente sono colpiti dal peso dell'ingiustizia, della violenza, della colpa, della solitudine, dalla lama di un dolore che non conosce né argini, né giustificazioni.

  Gesù, che il quarto Vangelo proclama Parola fattasi carne, fu un uomo che ha conosciuto la fatica di un vivere che comincia con i  primi vagiti e termina con il venir meno dell’ultimo respiro. Inizia a Betlemme e si conclude sul Golgota. Se non si scorge il volto divino in questo lasso di tempo la gloria celeste ci appare, anche nella notte di Natale, più una fuga che una salita alla casa di Dio Padre. Ripetere con Ireneo che la gloria di Dio è il vivens homo è affermazione grande soltanto se il vivente è colto nella dignità e nella povertà della sua esistenza, vale a dire solo se lo si colloca su una terra non trasfigurata. La gloria di Dio è la persona capace di testimoniarne la presenza in un mondo che, nel suo violento, interno dilaniarsi, sembra negare la bontà della propria origine.

   Chi è l’uomo di Dio? È una persona di cui Dio stesso ha bisogno per attestare al mondo la sua esistenza e il suo amore. È un testimone di Dio. Ciò significa che il mondo e la storia da soli non bastano a rendere manifesta la presenza e la bontà di Dio. «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2, 14). Così la voce angelica sulla grotta di Betlemme. L'introduzione in questa frase di una virgola rende più percepibile quanto la vecchia espressione «uomini di buona volontà» offuscava. Non siamo di fronte a un'operazione selettiva, non ci sono persone di buona volontà che ricevano la pace e altre, di cattiva volontà, che ne restano prive. Dio ama tutte le sue creature, ma non tutte le creature umane amano lui, alcune tra esse restano impermeabili a quell'amore forse perché non hanno «buona volontà», o forse  perché non colgono dentro di loro e intorno a loro segni visibili della bontà divina.

   Chi è un uomo di Dio? È la persona che non può fare a meno di vivere per Dio anche quando quest’ultimo si cela ai suoi occhi. Allora è il tempo di dire coram Deo il senso di abbandono patito da tanti. Neppure in una notte in cui gli angeli hanno ripiegato le loro ali e hanno affogato nel silenzio il loro canto ella può dimenticarsi di Dio. Ne testimonia la presenza perché, anche nelle tenebre, per lei Dio e il prossimo contano più di se stessa. Raro, ma non impossibile, incontrare nei nostri giorni esseri umani capaci di tanto. Il loro cuore è un autentico presepe vivente, una culla in grado di contenere in sé i segni certi della presenza di Dio. Oggi l’antico detto può essere trascritto così: Dio si è fatto uomo perché nelle nostre vite ci sia dato di incontrare donne e uomini di Dio dei quali Gesù è l’icona massima e unica.

Un fraterno abbraccio di Natale

Piero