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12 febbraio 2016

Il 10 febbraio scorso si sono aperte a Gerusalemme le “sette settimane per l’acqua”, un’iniziativa promossa dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) 

Il Network ecumenico dell’acqua (Ewn) operante sotto l’egida del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) ha aperto a Gerusalemme le “dieci settimane per l’acqua”: un’occasione di riflessione teologica su giustizia e pace a partire dall’emergenza idrica vissuta dalle regioni mediorientali. Un’iniziativa che comincia ad avere una sua storia, poiché è dal 2008 che l’Ewn promuove “riflessioni idriche” per le settimane di quaresima e per il 22 marzo, giorno mondiale dell’acqua.

Dal pulpito della chiesa luterana del Redentore di Gerusalemme, il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Cec, ha denunciato la situazione idrica in Palestina, dove le comunità più vulnerabili dispongono di 20 litri d’acqua al giorno per persona (ovvero di appena un quinto del minimo richiesto dall’Organizzazione mondiale della sanità).

Per spiegare il fenomeno, il pastore Tveit ha riportato i dati di Ewash, un gruppo di pressione sull’acqua operante in Palestina. In media, Ramallah, la capitale dei Territori palestinesi, beneficia di più precipitazioni di Londra. Nonostante ciò, nella capitale britannica il consumo pro capite medio è di 150 litri al giorno, in Palestina di soli 70 litri. Questo perché l’80% dell’acqua che defluisce dalle montagne palestinesi è pompata verso Israele (il cui consumo pro capite giornaliero è di 300 litri).

Assieme all’arcivescovo Antje Jackelen della Chiesa di Svezia, hanno partecipato alla cerimonia d’apertura i leader della Cec, il Consiglio delle chiese mediorientali e membri di chiese locali. Apprezzato e ripreso l’intervento del pastore Munib Younan, presidente della Federazione luterana mondiale, che per arrivare al presente è partito da un passo dell’Apocalisse.

Poi l’angelo mi mostrò il fiume dell’acqua che dà vita, limpido come cristallo, che sgorgava dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, da una parte e dall’altra del fiume, cresceva l’albero che dà la vita. Esso dà i suoi frutti dodici volte all’anno, per ciascun mese il suo frutto. Il suo fogliame guarisce le nazioni. (Apocalisse 22: 1-2)

«L’emergenza idrica vissuta dalla mia comunità – ha detto il pastore Younan – conferisce a questa lettura un significato speciale. La città descritta è una “nuova Gerusalemme”, dove l’acqua scorre liberamente assieme alla guarigione, la pace e la giustizia per tutti. Seduto nel mio ufficio qui a Gerusalemme, vedo bene che un simile fiume non attraversa la città. Qui in Terra Santa siamo ancora assetati di guarigione, siamo ancora assetati di pace».

Riforma.it

Sul Network ecumenico dell’acqua le riflessioni bibliche settimama per settimana per tutta la quaresima (in: inglese, tedesco, francese, spagnolo).