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  Da sinistra: Stephen Heintz, Rev. Henrik Grape and James Randerson alla Conferenza internazionale di disinvestimento a Parigi. © Christian Bothe.

2 settembre 2015

A soli due mesi dalla cruciale Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (COP 21), una conferenza internazionale di disinvestimento si è tenuta a Parigi, il 1 ° settembre, dove il Rev. Henrik Grape ha rappresentato il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) in qualità di relatore principale.

La conferenza si è focalizzata sulla crescente tendenza a smobilizzare gli investimenti dai combustibili fossili che creano le emissioni che causano il cambiamento climatico, e ad investire in energia sostenibile.

Alla base della conferenza è stata la consapevolezza che, se le riserve conosciute di combustibile fossile globali fossero bruciate, emetterebbero più di tre volte le emissioni massime che il clima potrebbe sopportare, creando aumenti catastrofici del livello del mare, eventi meteorologici estremi e il fallimento della pesca e dell'agricoltura. Per la sicurezza dell'umanità, questi combustibili fossili devono rimanere sotto terra, hanno sostenuto i partecipanti alla conferenza.

Grape, che viene dalla Chiesa di Svezia, ha fatto parte con Stephen Heintz, presidente della Fondazione Rockefeller Brothers e James Randerson del quotidiano The Guardian, tra gli altri, di un panel della conferenza.

Egli ha detto, in particolare, che «i paesi più poveri nei tropici stanno già sperimentando i disastri del cambiamento climatico, e le chiese membro del CEC in tutto il mondo lo testimoniano. Ma siccità estese e eventi meteorologici sempre più gravi stanno colpendo anche altre aree del mondo».

Ha, inoltre, spiegato: «Il 1° settembre è l'inizio del Tempo per il Creato, un tempo di preghiera per la creazione. L'intera famiglia ecumenica delle comunità di fede si unisce per pregare e agire per un mondo più sostenibile.

È anche giorno di digiuno per il clima, che unisce le comunità di fede nel mondo per un’azione sul cambiamento climatico. Queste non sono azioni senza senso. Preghiera e digiuno ci spingono a intraprendere azioni concrete. Le nostre preghiere e le nostre azioni devono essere coerenti, dobbiamo mettere i nostri soldi dove è la nostra bocca».

«Il disinvestimento – ha continuato - è una questione etica, e in base a criteri etici il CEC ha deciso di non investire in combustibili fossili. Alcune Chiese membro hanno fatto lo stesso, come, per esempio, nella Chiesa di Svezia. E dopo il disinvestimento, il rendimento dei nostri investimenti è migliorato. Per il terzo anno consecutivo, i rendimenti del portafoglio totale hanno superato i rendimenti del portafoglio di riferimento.

Il cambiamento climatico è la sfida principale per il nostro tempo. Abbiamo bisogno di fare un cambiamento reale per evitare un futuro che sarà difficile da affrontare per le nuove generazioni.

La giustizia e l'equità sono parte della visione spirituale che le comunità religiose propongono».

«La speranza è un primo passo per camminare sulla via della trasformazione», ha proseguito. Ha poi citato Sant'Agostino: «La speranza ha due belle figlie. I loro nomi sono indignazione e coraggio; indignazione per il modo in cui stanno le cose, e coraggio per fare in modo che esse non rimangano come sono.

Le fedi possono essere portatrici di speranza e delle sue belle figlie: indignazione per le disuguaglianze e l'avidità che distrugge la terra e le possibilità delle generazioni future; coraggio per iniziare la trasformazione necessaria per un mondo più giusto ed equo».

Lavoro del CEC sulla giustizia climatia e la cura del creato