18 aprile 2017

 

"Ancora una volta quest’infernale spirale di violenza rende evidente la necessità di passi concreti verso la pace in Siria. Facciamo appello a tutti i governi e a tutti i gruppi armati coinvolti affinché si ponga immediatamente fine a qualsiasi uso della forza, affinché ci si impegni a sostenere la pace attraverso un processo politico, per il futuro del paese e per il bene di tutti i suoi abitanti”. Con queste parole il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), Olav Fykse Tveit, ha condannato l’attentato che il 15 aprile scorso ha tolto la vita a più di cento persone, tra cui 68 bambini: un attacco terribile, perché sferrato a un convoglio di pullman, che nel rispetto del “cessate il fuoco” stabilito tra le fazioni in guerra, stava cercando di sfollare la popolazione civile da Foua e Kfarya, due località a maggioranza sciita nei pressi di Aleppo.

L’accordo siglato prima di Pasqua doveva coinvolgere quattro città – due sotto il controllo del governo (Foah e Kefraya, nel nord-ovest del paese) e due in mano ai gruppi ribelli (Madaya e Zabadani, vicino a Damasco) – per un totale di 20.000 civili. A seguito degli attacchi di sabato scorso i trasferimenti degli sfollati sono stati interrotti e migliaia di civili sono rimasti bloccati in territori ostili, a rischio di ritorsioni.

 

“Preghiamo affinché il Dio della giustizia e della pace accompagni il popolo siriano in questi momenti critici e dolorosi”, ha dichiarato Tveit, invitando i cristiani di tutto il mondo a unirsi in una rinnovata preghiera per la fine del conflitto in Siria.

 

Fonti: WCC; Nev.it.

 

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