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ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICHE E LAICI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO                  

 

 

 


Una rilettura di Paolo all'interno del giudaismo del suo tempo

 

 

A partire dall'11 maggio, ogni lunedì e venerdì alle 17 per tre settimane, il professore Gabriele Boccaccini (Professor of Second Temple Judaism and Christian Origins , University of Michigan ) terrà in diretta sul gruppo facebook  “Storia del cristianesimo” le lezioni del suo corso "Paolo "ebreo" e "cristiano": una rilettura di Paolo all'interno del giudaismo del suo tempo ".
(www.facebook.com/groups/storiadelcristianesimo/)

L’accesso al corso on line è libero

Consulta la locandina del corso

La Pasqua è il tempo propizio per eccellenza di preghiera e unità in cui far risuonare la voce concorde dei cristiani di fronte al mistero della morte e risurrezione del Signore. Ci rallegriamo pertanto per l'uscita di questo testo ecumenico.

 

MESSAGGIO ECUMENICO DI PASQUA 2020:
«NON ABBIATE PAURA» (Matteo 28,5.10)

Care sorelle, cari fratelli,

una volta l’anno ci rivolgiamo a voi per presentare insieme il tema della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, che da oltre cinquant’anni viene preparata e celebrata congiuntamente dalle diverse Chiese, dal 18 al 25 gennaio.

In prossimità della Pasqua di Resurrezione, che le nostre Chiese celebreranno in date diverse (il 12 aprile nella tradizione occidentale, e il 19 in quella orientale), sulla base della fraternità che deriva dal confessare lo stesso Signore, abbiamo sentito il bisogno di tornare ad esprimerci insieme pronunciando una parola comune di fronte alla pandemia che ha colpito il nostro Paese e il mondo intero. Una pandemia mondiale, dunque, che non sta risparmiando nessuna regione del mondo e che, oltre a causare disagio, sofferenza e morte, condizionerà pesantemente le celebrazioni pasquali delle Chiese cristiane, con il rischio di offuscare quel sentimento di gioia che è tipico del tempo pasquale.

Nel Vangelo secondo Matteo la resurrezione di Gesù viene annunciata prima da un terremoto e subito dopo dall’angelo del Signore che fa rotolare la grossa pietra del sepolcro, provocando in tutti i presenti – guardie e “pie donne” – un grande spavento:

«Le guardie ebbero tanta paura di lui che cominciarono a tremare e rimasero come morte.
L’angelo parlò e disse alle donne: “Non abbiate paura, voi. So che cercate Gesù, quello che hanno crocifisso. Non è qui, perché è risuscitato proprio come aveva detto. Venite a vedere dov’era il suo corpo. Ora andate, presto! Andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti e vi aspetta in Galilea. Là lo vedrete. Ecco, io vi ho avvisato”. Le donne partirono subito spaventate, ma piene di gioia e andarono di corsa a portare la notizia ai discepoli» (Matteo 28,4-8, Traduzione interconfessionale in lingua corrente).

In questo testo sembra dominare un senso di paura: sia le guardie che le donne sono spaventate. Ma si tratta di una paura di segno ben diverso. Paura che rende tremebondi e che paralizza, quella delle guardie; paura unita a una grande gioia, grazie all’annuncio dell’angelo, quella delle donne. Un misto di timore e di gioia che le mette in movimento e fa di loro le prime annunciatrici della resurrezione.

Per questo, anche in questo tempo di contagio, vogliamo raccogliere l’invito dell’angelo (e poi di Gesù stesso, al v. 10): “Non abbiate paura”. Nel rispetto delle norme di prudenza a cui dovremo continuare a sottostare per impedire la diffusione della pandemia, come Chiese ci sentiamo chiamate ad essere, come le pie donne, annunciatrici della risurrezione, del fatto che la morte non ha l’ultima parola: “O morte, dov’è la tua vittoria?” (I Corinzi 15,55), accogliendo il dono del Cristo morto e risorto: la trasformazione, il rinnovamento e la rinascita.

Questa pandemia rafforza altresì in noi la vocazione ad essere insieme, in questo mondo diviso e al contempo unito nella sofferenza, testimoni dell’umanità e dell’ospitalità, attenti alle necessità di tutti e particolarmente degli ultimi, dei poveri, degli emarginati. Con un sentimento di gratitudine speciale a Dio per i tanti che si prodigano senza sosta a fianco di chi soffre.

Anche se l’incontro tra le diverse Chiese in queste settimane è diventato per forza di cose virtuale, vogliamo raccogliere l’invito di Papa Francesco, del Patriarca Ecumenico Bartolomeo, del Consiglio Ecumenico delle Chiese e della Conferenza delle Chiese Europee a unirci nella preghiera con le parole che Gesù ci ha insegnato: “Padre nostro che sei nei cieli… liberaci dal Male”


+ Ambrogio Spreafico
Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino
Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della
Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

+ Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e di Malta ed Esarca per l’Europa Meridionale, Patriarcato
Ecumenico

Luca Maria Negro
Pastore battista, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI)

Frosinone – Venezia – Roma, 8 aprile 2020

Scarica il messaggio in formato pdf

27 Marzo 2020
(Fonte NEV)
Pubblichiamo la lettera aperta di un gruppo di teologhe e teologi evangelici e cattolici affinché nessuno muoia nella solitudine, nemmeno nel pieno dell’ emergenza coronavirus.

Vai al testo integrale della Lettera aperta

L’8 marzo scorso è mancato a Reggio Emilia Quintilio Zini. Era nato il 6 gennaio 1931. Molti lo ricordano come fedele partecipante a tante Sessioni del SAE e come animatore del gruppo locale di Bologna. Sul sito di Bologna è stato pubblicato un ricordo a cura di Giancarla Matteuzzi, Enrico Morini e don Athos Righi (il monaco che succedette a Dossetti nella guida della Comunità).

Riportiamo alcuni messaggi che sono circolati nel SAE in questi giorni e che esprimono il legame che ci tiene uniti anche in questi tempi così difficili

[da Reggio Calabria]
Caro Piero, care amiche e cari amici del SAE di tutta Italia,
un semplice saluto, un ciao dato con la mano a un metro di distanza.
Ma soprattutto un grazie a questo SAE di cui faccio parte con gioia e orgoglio.
Per me umbra, in questa terra (RC) in cui mi sento ancora forestiera, dove non ho parenti,
ho voi, amici lontani e vicini, a cui mi sento legata per idealità, per sentimenti, per comunione di intenti, per prospettive di vita.
Solo questo oggi voglio dirvi, che sto bene e che prego per la salute di tutte le persone a cui sono legata.
Il Signore ci darà modo, coi suoi tempi, di incontrarci ancora, di condividere la stessa mensa l’uno accanto all’altra.
Auguri per tutti e per tutto.
Ecumenicamente, Gigliola Pedullà (SAE Reggio Calabria)
[da Bergamo]
Care amiche e cari amici del SAE,
apprezzo molto le parole di Gigliola che ci ricordano di far parte di una grande famiglia, il SAE.
Mi trovo a Bergamo da mia figlia e sento le continue sirene delle ambulanze che rompono il silenzio della città. Ho saputo che le salme sono lasciate nelle chiese per mancanza di altro spazio ed i funerali sono molto frequenti.
È necessario unirsi spiritualmente in preghiera. Chiedo a Piero, se possibile di organizzare uno spazio di condivisione virtuale, un videomessaggio per sentirci vicini nell’affrontare questi momenti difficili. Non so se ciò che chiedo sia realmente attuabile perché non ho particolare conoscenza dei mezzi della tecnica. L’idea mi è venuta perché partecipo alla messa in streaming di papa Francesco ed all’incontro con Massimo Aprile e Anna Maffei, che commentano giornalmente un brano biblico.  
Un abbraccio ecumenico, Daniela (SAE di Messina)
[da Milano]
Cara Gigliola, care amiche e cari amici.
Grazie di queste parole e di richiamarci allo spirito di condivisione che da sempre ci contraddistingue come Sae. Sento molto questa dimensione che è spirituale prima ancora che fisica.

… I pensieri poi si accavallano e corrono a chi si ammala o a chi non può stare accanto ai congiunti che si ammalano o addirittura muoiono. Ma vanno anche al nostro povero Paese, alla sua economia che sta mettendo in ginocchio tanti onesti lavoratori: sotto casa mia, c'è un bar gestito da una coppia molto simpatica di origine ucraina: moglie e marito, due grandi lavoratori. Avevano le lacrime agli occhi perché hanno dovuto chiudere. Per la salute si fa tutto, mi hanno detto, ma per noi ne va della nostra sopravvivenza...

Ho appena letto sul Sito di Tiscali notizia che contrappone le decisioni italiane a quelle britanniche parlando di cattolici contro protestanti.....
I titoli ad effetto spesso rivelano una mentalità ancora radicata e dalla quale non riusciamo a schiodarci, così come accade per tutti i razzismi, di genere e di fede, che ci ricordano quanto lavoro c'è da fare ancora.
Noi del Sae, per quanto in piccolo, siamo uno spazio di dialogo e confronto sano e accogliente che non possiamo non riconoscere come un grande dono del Signore. Una responsabilità enorme ma anche una grande gioia che ci spinge a sentirci prossimi tra di noi e con tutte le altre persone che ci circondano anche se lontane.

Insomma, scusate, non volevo dilungarmi tanto ma mi piace parlare con voi immaginando il volto di ciascuna e ciascuno e pensando anche a quale sarebbe la reazione a un certo argomento... e mi viene un sorriso, di cui vi ringrazio...

Noi del CE, con Piero, stiamo continuando a lavorare per il Sae, la preparazione della Sessione è praticamente ultimata e quindi guardiamo al futuro con fiducia…

Ora chiudo, mandandovi il mio personale saluto ma anche quello di Riccardo, mio marito, e penso di poter unire quello di tutto il CE.
Che il Signore ci dia la forza di non cedere al pessimismo, ci aiuti a guardare avanti con fiducia, ci doni la capacità di essere veramente misericordiosi
un abbraccio virtuale ma pieno di sincero affetto
Donatella, (CE SAE)
[da Ferrara]
Care, cari,
nella storia interna del Sae ci si è rifatti tante volte a una prospettiva che è più grande di noi, è la visione che parla di "segni dei tempi". Quando poi ci si trova in un momento che sembra avere tutte le caratteristiche di essere "segno", ci è in realtà quasi impossibile riuscire ad applicare in modo sensato questa categoria. Non è la prima volta che ciò accade, ma è la prima volta che accade una situazione, sempre più globale, come quella di queste settimane passate e prossime venture. Siamo disorientati, come tutti, come le chiese, come le religioni che non sanno cosa dire, e si limitano a ripetere parole per molti versi scontate o persino usurate o al più progongono (non di rado in modo poco convincente) "cure palliative" spirituali. Forse per cominciare un percorso nuovo bisognerà partire proprio da questo senso di povertà e di vedovanza. Siamo in un prolungato "sabato santo", ma prima di noi vi è stato il nostro Signore Gesù Cristo.
Vi ringrazio tutte e tutti, ciascuna e ciascuno per le vostre parole e ancor di più per i vostri cuori.
Che il Signore vi benedica e vi custodisca
Piero, (presidente del SAE)

 

Riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervista di NEV a Massimo Aprile sulle preoccupazioni e l'angoscia vissute in questi giorni (Fonte NEV 12.03.2020)

Ermeneutica del coronavirus. Antidoti teologici contro la paura

 …Infine, pastore Aprile, c’è una lezione o un insegnamento che vuole comunicare a credenti e non credenti?

Questa domanda è proprio una tentazione rispetto a quello che ho appena detto. C’è il rischio di dire troppo e di cadere nell’insipienza. Avvertito il lettore, azzardo una risposta “per me”. E’ la mia risposta. Non ha pretesa di oggettività.

Mi sono chiesto se quel che stiamo vivendo non possa essere percepito come una prova generale di una futura e oramai sempre più possibile crisi climatica.

I confini si sgretolano. Le ideologie dell'”America first”, o “prima gli Italiani”, se preferite, si dimostrano false. Il globo è veramente divenuto un villaggio. Si vince o si perde insieme e non a discapito degli altri. Una prova generale, dalla quale se usciremo più saggi, potremo trarre motivi per riflettere e mettere mano alla trasformazione di un modello di sviluppo che il pianeta non è più in grado di reggere. Qualcuno ha detto: “Se il pianeta ha la febbre, allora il virus potremmo essere noi”. Questa è la mia ermeneutica del coronavirus: una grande lezione per rivedere economia, ecologia, il nostro modo di alimentarci, di lavorare, di consumare e anche di essere credenti.

Io pure stendo il mio striscione virtuale con l’arcobaleno e con la scritta “Ce la faremo”. Ma vi aggiungo una condizione. “Ce la faremo se sapremo tirare fuori da noi stessi il meglio di ciò che vi è stato posto: un tesoro in vasi di terra”.

 

A poci giorni dalla morte di Maria un altro passo del cammino di cui lei è stata pioniera. Sabato 25 gennaio a Bologna, durante la celebrazione che ha chiuso la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, otto chiese cristiane di Bologna, firmando la Carta Ecumenica di Bologna, hanno dato vita anche in questa città al Consiglio delle Chiese Cristiane.

Le chiese bolognesi partecipanti sono la chiesa Cattolica, la chiesa Ortodossa Moldava di lingua russa del Patriarcato russo, la chiesa Greco Ortodossa, la chiesa Ortodossa Rumena, la chiesa Evangelica della Riconciliazione, la chiesa Avventista del Settimo giorno, la chiesa Metodista, la chiesa Anglicana.

La Carta Ecumenica di Bologna è un adattamento alla realtà locale della Carta Ecumenica europea del 2001.

Maggiori informazioni sul sito del gruppo locale di Bologna

Una stella di David e la scritta «Juden hier» (qui abita un ebreo) è stata tracciate sulla porta di casa a Mondovì di Lidia Beccaria Rolfi, deportata a Ravensbrück perché staffetta partigiana, e nel campo testimone della  Shoah, nata nel 1925 e morta nel 1996. La falsità della scritta sarebbe tale anche dal solo punto di vista descrittivo. Lidia non era ebrea e non abita certo più lì.
Non basta, è evidente, fermarsi alla descrizione. Chi imbratta tombe e ora trasforma in una specie di lapide tombale una porta di casa dà il predominio della morte e quindi all'odio.
    «Legge 20 luglio 2000, n. 211 - Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.

Art. 1
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

  

                                                                                                                  ©Comune di Venezia

 

 In un incontro avvenuto a Ferrara il 16 gennaio scorso, Furio Colombo, alla cui opera si deve il varo della legge, ha ricordato che la data da lui originariamente proposta era il 16 ottobre, il giorno che nel 1943 vide il rastrellamento che portò alla deportazione di oltre mille degli ebrei romani. Le ragioni addotte a sostegno di quella data erano in sostanza due: ricordare la responsabilità italiana (basti pensare agli elenchi che sono serviti alla retata) e additare il silenzio di molti piccoli e grandi, fino a giungere a Pio XII. Fu Tullia Zevi (con un'operazione più accettata che condivisa da Colombo) a sostenere che la data opportuna fosse un'altra, appunto quella del 27 gennaio. I motivi erano sia di allargare lo sguardo a un orizzonte più ampio di quello italiano, sia di recepire le istanze di chi, a iniziare dai deportati politici, ad Auschwitz c'era stato pur non essendo ebreo. Si deve perciò alla più influente dei presidenti avuti finora dall'Unione delle Comunità ebraiche il fatto che il giorno sia invernale e non già autunnale. La scelta è stata opportuna per più ragioni: ha anticipato la data individuata dalle Nazioni Unite nel 2005 (risoluzione 60/7), non ha giustificato né i crimini del fascismo, né i silenzi e, senza pregiudicare la specificità della Shoah ebraica, ha consentito di farla interagire con altri orrori perpetrati dal nazifascismo, infine ha reso possibile tributare un giusto riconoscimento a chi, in varie forme, ha ostacolato la realizzazione del progetto nazista e fascista.
    Si è concordi nel sostenere che il 27 gennaio debba essere considerato non già una celebrazione bensì un impegno aperto verso l'oggi. Come si è soliti ripetere deve durare 365 giorni l'anno. L'allargamento consente maggiori riferimenti alla situazione presente e sollecita ulteriori estensioni. Nella lettera della legge non ci sarebbe, per esempio, spazio per i sinti e i rom che il nazismo ha sistematicamente sterminato. È certo tuttavia che essi sono un banco di prova esigente per il nostro presente.
    Vi sono responsabilità indubbiamente maggiori di quella relativa al modo di celebrare il giorno della memoria, anche quest'ultima è comunque una responsabilità, specie in tempi in cui l'odio è diretto sia contro i vivi sia contro i morti.

Giovedì 23 gennaio alle 11 si è celebrato nel duomo di Mestre il funerale di Maria Vingiani, fondatrice del Segretariato Attività Ecumeniche. In questo articolo trovate alcune foto della cerimonia, i testi biblici proclamati e quelli delle predicazioni di mons. Beniamino Pezziol, Vescovo di Vicenza, e di Massimo Aprile, pastore evangelico della Chiesa Battista di Milano.

Come annunciato nella lettera del presidente di cui diamo notizia nell'articolo a fianco, nella riunione del CE, avvenuta via skype sabato 28 marzo, si è deciso, a causa dell'emergenza covid, l'annullamento del convegno di primavera previsto a Camaldoli dall'1 al 3 maggio.