Luterani, anglicani e riformati sulla guerra in Medio Oriente

In una Dichiarazione congiunta dei leader delle Chiese anglicana, luterana, metodista e riformata (bit.ly/3OH6TIV, in inglese, tedesco e spagnolo), pubblicata il 5 marzo, i segretari generali della Comunione anglicana, della Federazione luterana mondiale, del Consiglio metodista mondiale e della Comunione mondiale delle Chiese riformate si dicono «profondamente costernati» per l’incapacità della comunità internazionale d’impedire le guerre, compresa l’escalation del conflitto in Iran e in Medio Oriente seguita all’attacco d’Israele e Stati Uniti contro l’Iran del 28 febbraio. Lanciano un appello per la pace e ribadiscono il loro impegno a favore del multilateralismo, del dialogo e della diplomazia.

Anglicani – Comunione anglicana globale

Il 6 marzo la Conferenza globale anglicana del futuro (GAFCON) costituisce la «Comunione anglicana globale» come alternativa alla Comunione anglicana basata sugli «strumenti di comunione» tradizionali.

CEC – Guerra in Medio Oriente

Il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (MECC), la Federazione luterana mondiale, la Comunione mondiale delle Chiese riformate, il Consiglio metodista mondiale, la Conferenza mondiale mennonita, la Conferenza cristiana dell’Asia e ACT Alliance (la più grande federazione di organizzazioni umanitarie ortodosse e protestanti) il 9 marzo esprimono congiuntamente in una Dichiarazione ecumenica congiunta (bit.ly/4clyTK0, in inglese) una profonda preoccupazione per le ripercussioni umanitarie e sociali dell’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente e per la minaccia che esso rappresenta per la pace e la sicurezza della regione e del mondo.

Ortodossia – Morte del patriarca Ilia II di Georgia

Nel mese di marzo muoiono due personaggi che hanno svolto un ruolo rilevante nell’ortodossia dopo la fine dell’Unione Sovietica: Ilia II e Filarete di Kiev (vedi sotto). Il 17 si spegne a 93 anni il patriarca Ilia II (al secolo Irakli Ghudushauri-Shiolashvili), capo della Chiesa ortodossa georgiana fin da prima del crollo dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS), nel 1977, e una delle personalità più autorevoli e amate del suo paese. Dal 1978 al 1983 fu co-presidente del CEC. Dopo il 1991 fu il protagonista della ricostruzione della sua Chiesa, che crebbe enormemente, anche perché come in altri paesi post-sovietici l’ortodossia fu la chiave per integrare molti aspetti della vita politica nel neonato Stato sovrano e come un pilastro per la trasmissione dell’identità nazionale. In tutto questo rimase sempre nell’orbita del Patriarcato di Mosca, tanto che nel 2016 schierò la Chiesa georgiana con il Patriarcato di Mosca nella decisione di non partecipare al concilio di Creta. Tuttavia nel 2024, quando in Georgia erano in corso ampie manifestazioni contro il Governo filo-russo per la decisione di rimandare a dopo il 2028 le trattative per l’adesione all’Unione Europea, Ilia aveva fatto appello ai fedeli perché evitassero la violenza e dialogassero con le autorità in modo costruttivo, al tempo stesso ricordando che «la Georgia è parte integrante della civiltà europea ed è nostro dovere sostenere il rafforzamento e lo sviluppo del nostro Stato nazionale». Il facente funzione, scelto da Ilia stesso nel 2017 e secondo molti il probabile successore, è il metropolita Shio Mujiri, che ha studiato a Mosca ed è considerato molto vicino al partito filo-russo al Governo Sogno georgiano.

Ortodossia – Morte di Filarete di Kiev

Il 20 marzo muore a Kiev a 97 anni il patriarca Filarete (Mychajlo Antonovyč Denysenko), fondatore della «Chiesa ortodossa ucraina - Patriarcato di Kiev» separata da Mosca, che negli anni Novanta svolse un ruolo di primo piano negli sforzi volti a creare in Ucraina una Chiesa ortodossa indipendente da Mosca. Il Patriarcato di Kiev, tuttavia, non era riconosciuto dalle altre Chiese ortodosse, finché nel 2018 Filarete non fu riammesso nella comunione ecclesiale dal Patriarcato Ecumenico e riconosciuto come vescovo, non come patriarca. In quello stesso anno il Patriarcato di Kiev si unì ad altre Chiese per formare la Chiesa ortodossa dell’Ucraina (OCU), alla quale il patriarca Bartolomeo concesse l’indipendenza.

Chiesa d’Inghilterra – Insediamento dell’arcivescova di Canterbury

Il 25 marzo nella cattedrale di Canterbury viene insediata ufficialmente la nuova arcivescova di Canterbury, Sarah Mullally, nominata a ottobre da re Carlo III, il capo della Chiesa d’Inghilterra. Carlo è rappresentato dal figlio ed erede al trono William, principe di Galles. Mullally è la prima donna a succedere a sant’Agostino di Canterbury, inviato in Inghilterra intorno al 597 da papa Gregorio I per evangelizzare gli anglosassoni. Egli fu il fondatore della Chiesa inglese, che dalla Riforma del XVI secolo non è più cattolica ma «anglicana». L’arcivescova aveva preparato la cerimonia con un pellegrinaggio a piedi di 140 km in sei tappe da Londra, la sua precedente sede, a Canterbury. Nel sermone, dal tono personale, Mullally fa riferimento alle donne della Bibbia che, confidando in Dio, si sono affidate a un futuro incerto; ricorda le vittime dei fallimenti della Chiesa, alle quali in particolare devono essere garantite verità e giustizia; e incoraggia i fedeli ad affidarsi personalmente a Dio. Alla presenza di rappresentanti di altre Chiese, nell’occasione l’arcivescova firma anche un impegno ecumenico delle Chiese in Gran Bretagna. La delegazione cattolica è guidata dal card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, accompagnato dal segretario, l’arcivescovo Flavio Pace, e dal responsabile delle relazioni con la Comunione anglicana, p. Martin Browne OSB. Il card. Koch consegna all’arcivescova una lettera (bit.ly/4sweuI3) da parte di papa Leone XIV, che si rivolge alla nuova primate della Comunione anglicana chiamandola «cara sorella» e ricorda il ricorrere, proprio il 24 marzo, dei 60 anni della prima storica Dichiarazione comune tra papa Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey.

Daniela Sala