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La piccola nazione africana da un anno sta vivendo una spaventosa guerra intestina

10 marzo 2016

Il Burundi sull'orlo della guerra civile rischia di riproporre scenari terrificanti e purtroppo assai noti alle popolazioni africane. Ruanda, Sudan, Congo, Eritrea, Nigeria, solo per citare alcuni fra gli Stati insanguinati da battaglie fratricide o da follie idolatriche. Piccola nazione con 10 milioni di abitanti il Burundi è lacerato da conflitti interni dopo che il presidente uscente Pierre Nkurunziza ha deciso di candidarsi per il terzo mandato, vincendo, nonostante la Costituzione limiti a due le possibili legislature consecutive.

La comunità internazionale sta cercando di organizzarsi e intanto punta a tenere accesi i riflettori sul Paese, come ha dimostrato il recente viaggio nella capitale Bujumbura del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

Intanto torna l'incubo delle fosse comuni come testimoniato da Amnesty International a gennaio.

Anche le chiese possono giocare un ruolo importante in questo scacchiera, sia per la capillare presenza sul territorio, anche nelle aree rurali, sia per il prestigio di cui godono i loro rappresentanti presso ampie fette della popolazione. In questi giorni sono nel Paese il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), pastore Olav Fykse Tveit a cui si aggiungono i rappresentanti della Conferenza delle chiese di tutta l'Africa (Ceta) e l'arcivescovo di Canterbury Justin Welby, figura guida della Comunione anglicana mondiale.

«Con questa visita di solidarietà in Burundi vogliamo mostrare tutta la nostra determinazione per lavorare con tutti i responsabili delle varie religioni e con gli artigiani della Pace presenti nella nazione. Desideriamo sostenere gli sforzi di costoro per assicurare stabilità, componente necessaria per dare tregua ad un conflitto ormai troppo lungo» ha dichiarato il pastore Tveit.

Nella capitale la delegazione ecumenica ha incontrato rappresentanti protestanti e cattolici, quindi i delegati del governo e dell'opposizione e infine i referenti di alcune Organizzazioni non governative presenti nell'area.

«Ci teniamo a esprimere la nostra viva inquietudine di fronte alla crescita esponenziale delle tensioni e della violenza esplose dopo le elezioni dello scorso anno», ha proseguito Tveit, assicurando che tutti i rappresentanti ecumenici stanno pregando perché in Burundi si possa giungere ad una Pace duratura.

Negli stessi istanti Justin Welby atterrava all'aereoporto della capitale rilasciando ai giornalisti poche parole di circostanza: «Sono qui per incoraggiare la Pace e la riconciliazione, in una situazione che mi vede molto vicino ai tanti che soffrono e che meritano i nostri sforzi per una soluzione delle lotte intestine.»

La delegazione del Consiglio ecumenico delle chiese è formata, oltre che dal pastore Tveit, dalla presidente del Comitato centrale del Cec Agnes Abuom, da Jan Janssen, vescovo della Chiesa protestante evangelica di Germania (Ekd), da Valentine Mokiwa, arcivescovo e presidente della Ceta e da Elizabeth Kisiigha, direttrice dell'associazione del Consiglio cristiano e delle chiese della regione dei grandi laghi e del Corno d'Africa.

Riforma.it

Messaggio di pace del CEC e Ceta (in inglese)