SEGRETARIATO
                 ATTIVITA'
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ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICHE E LAICI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO                  

 

 

 


Care socie e cari soci,

     la storia delle comunità dei credenti in Gesù Cristo è fin dall'inizio piena di contrasti, rotture, divisioni. Forse ciò avvenne perché si credeva che la ragione degli uni comportasse, per forza di cose, il torto degli altri. Noi, che cerchiamo di percorrere un cammino ecumenico, tentiamo altre vie: preghiamo e ci impegniamo per una unità che, lungi dall'ostracizzarle, valorizzi le diversità.

     Tra i contrasti antichi ci fu anche quello sulla data della Pasqua. In Oriente c'era chi si conformava al calendario ebraico, per questo motivo la celebrava il 14 del mese di nisan qualunque fosse il giorno della settimana; in Occidente prevaleva la scelta della domenica. Dopo il concilio di Nicea ci si conformò all'uso occidentale. Tuttavia anche oggi non tutti i cristiani celebrano la Pasqua nello stesso giorno. Resta saldo che quanto ci sta a cuore è che la si celebri, non già quando lo si fa. Allo stesso modo ci è caro sapere che ogni 14 di nisan il popolo ebraico continua, di generazione e in generazione, a festeggiare Pesach.

     Tutti i calendari pasquali hanno, in un modo o in un altro, a che fare con la luna. Il primo plenilunio di primavera rimane, nella differenziazione, un riferimento costante.
Celebri versi di Leopardi retoricamente si chiedono:

Che fai tu luna, in ciel? Dimmi, che fai,
silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?

     Sollevando interrogativi non meno acuti, qualcuno potrebbe chiederci: non siete paghi (cioè stanchi) di celebrare la festa della liberazione quando, per tanti aspetti, nel mondo intero manca la libertà? Non siete paghi di celebrare la resurrezione quando più che mai si continua a morire? No, non siamo paghi. In questa Pasqua di nuovo ferita, in un tempo di difficoltà e sofferenze, nella speranza, affermiamo la libertà e la resurrezione.
La festa è sempre, a suo modo, un tempo di libertà e un anticipo di resurrezione. In qualunque giorno capiti è un plenilunio che rende chiara la notte; avviene così perché la luna fa luce in quanto riflette quella più grande del sole.

     Quest'anno non ci sono pagine scritte. Gli ultimi, lunghi mesi hanno ulteriormente rafforzato nella comunicazione il ricorso alla parola e all'immagine. Sul sito del SAE troverete due brevi, quanto intense, videoregistrazioni dedicate rispettivamente a Pesach e alla Pasqua cristiana. Sono due voci femminili, la prima di Serena Di Nepi, la seconda di Cristina Simonelli. All'inizio dell'esodo furono donne a salvare il piccolo Mosè; il mattino di Pasqua furono donne a ricevere per prime il lieto annuncio. In questo periodo difficile sono donne che a casa o sul lavoro (o rispetto alla perdita del lavoro) pagano spesso il prezzo più grande. Ci auguriamo che la loro voce sia una primizia anche rispetto all'uscita dalla pandemia, senza dimenticare che pure dopo, in tempi che si vogliono normali, saremo sempre chiamati a sperare nella libertà e nella resurrezione.

Un fraterno abbraccio di Pasqua
Piero