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28 Ottobre 2014

Il segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) Olav Fykse Tveit ha espresso profonda preoccupazione per il rigetto di un ricorso contro la condanna a morte di una donna cristiana pakistana, Asia Bibi, condannata a norma della controversa legge del Pakistan sulla blasfemia.

Per promuovere la tolleranza, l'armonia religiosa e la tutela dei diritti delle minoranze religiose, Tveit ha detto che è importante che la giustizia sia garantita in casi come quello di Asia Bibi.

Le presunte circostanze dell’incidente che hanno portato all’accusa di blasfemia sono molto discutibili. A parte le questioni sulla libertà religiosa, le accuse, la reclusione e la minaccia di esecuzione sembrano violare i diritti fondamentali della signora Bibi.

Tveit, che ha affrontato il caso in una dichiarazione rilasciata dalla sede del CEC a Ginevra, Svizzera, il 27 ottobre, ha sottolineato come la legge sulla blasfemia si presti facilmente ad abusi ed ha espresso la speranza che, nel caso di Bibi, la Corte Suprema del Pakistan inverta la decisione del tribunale di grado inferiore.

Inoltre ha ricordato che il CEC con le sue chiese membro nel paese ha espresso già da anni preoccupazione per l'abuso della legge sulla blasfemia in Pakistan e che, nel 2009, il Comitato Centrale, l’organo di governo principale del CEC, ha rilasciato una dichiarazione sul cattivo uso di questa legge.

Egli si augura che, nel più breve tempo possibile, si abbia il coraggio di modificare tale legge e lancia un appello a tutte le persone di buona volontà, sia in Pakistan che nel resto del mondo, ad avere il coraggio di lavorare insieme per questo scopo.

Leggi il testo completo del segretario generale del CEC

Leggi la dichiarazione del 2009 del Comitato centrale del CEC