«Chi dite che io sia?». A questa domanda di Gesù posta in una tavola rotonda alla sessione Sae in svolgimento a Camaldoli hanno risposto quattro ospiti impegnati nell’insegnamento e nella ricerca accademica: Alberto Annarilli dell’Università di Roma “Tor Vergata”, Graziella Graziano, insegnante a Torino, Marco Marchetti dell’Università di Roma “La Sapienza” e Donatella Pagliacci dell’Università Cattolica di Milano.
«A questo punto del cammino abbiamo voluto occuparci dell’io sul piano della nostra fede» ha detto, nell’introdurre le loro biografie, Donatella Saroglia del Comitato esecutivo del Sae. «Sono cristiane e cristiani che si trovano interpellati da Gesù. Hanno una splendida professionalità, sono credenti e non hanno incarichi ministeriali all’interno delle rispettive chiese e comunità di appartenenza. Molti di noi si troveranno rispecchiati in alcune delle suggestioni che ci porteranno».
Per Graziella Graziano, laureata in lettere, filosofia delle religioni, scienze bibliche e teologiche, 39 anni di insegnamento, predicatrice locale e membro del comitato editoriale dell’Editrice Claudiana a Torino, la dimensione comunitaria della vita è una conseguenza indispensabile della fede in Cristo. Della domanda di Gesù ha sottolineato il verbo “dire”: «Mi riconosco in una fede che si fa sentire, che testimonia sé stessa nell’esprimersi fuori». Graziano è grata alla sua Chiesa di averla guidata verso lo studio della Scrittura che ritiene fondamentale nella propria vita. Mai senza l’altro, però. L’altro che sono le parole del mondo. «Mi sono sentita sempre su un crinale: la Scrittura e la riflessione da una parte, e dall’altra le sollecitazioni e i disastri della storia». In una mano la Bibbia, nell’altra il giornale.
La Bibbia, per Graziano, è «la verità della mia vita, è casa mia, e alcune delle parole della Bibbia sono risuonate per me più di altre e sono la cifra del mio vedere». Tra quelle che ha esemplificato c’è la parabola dei talenti (Mt 25): «Ho sentito la responsabilità di questi doni, pochi e piccoli che fossero, e l’insegnamento come una risposta, soprattutto quando mi sono trovata ad insegnare a giovani adulti in situazioni di drop out e nel carcere in ci ho insegnato e nel corso di italiano per migranti». E poi l’invio in missione dei discepoli (Mt 10): «Gesù dice “andando, predicate che il Regno dei cieli è vicino”. Non precetti, discipline, ma la gioia del Regno, la cura dei malati, l’accoglienza della diversità. Anche questo l’ho sentito come responsabilità. Ho incontrato tanti giovani nei quali ho visto l’annientamento, la difficoltà e ho sentito come risposta a questa domanda il tentare di dire che sono lì per loro. Non so se ci sono riuscita ma la risposta per me è anche questo». E Matteo 14: Gesù sulle acque. In questi giorni credo che il “Non abbiate paura” sia importante anche come risposta. Gesù lo dice quando i discepoli non lo riconoscono. Questo mi ha fatto capire la necessità dello stare dentro alla fede, alla domanda. Cercare di tenere sempre la barra fissa della fede per riconoscere nel mondo intorno Gesù e la risposta a quella domanda».
