Tra le liturgie confessionali celebrate alla sessione di Camaldoli, il 30 luglio c’è stata l’Eucaristia secondo il rito cattolico. A presiederla, nella chiesa del Monastero di Camaldoli, padre Emanuele Bordello, monaco camaldolese, ordinato presbitero nel 2024, laureato in filosofia a Pisa e licenziato in teologia fondamentale dogmatica al Centre Sévres di Parigi, già presidente nazionale della Fuci.
Ogni mattina la Comunità camaldolese ha accolto gli ospiti all’ufficio delle Letture e alle Lodi che in questa settimana hanno avuto come ebdomadario padre Bordello. Nel presbiterio, con la Comunità guidata da dom Matteo Ferrari, priore dei camaldolesi, c’erano anche il priore dell’Abbazia benedettina di Chevetogne (Belgio), dom Lambert Vos, che celebra secondo il rito latino e bizantino, e il vescovo emerito di Arezzo, monsignor Riccardo Fontana.
Commentando il Vangelo sulle parabole del tesoro e della perla (Mt 13,44-46) nei giorni in cui alla sessione si parla delle definizioni dogmatiche di Nicea, il monaco, sottolineando «il pizzico di sapiente ironia» della liturgia, ha detto: «Tornare però sempre di nuovo a riferirci alle parole del Signore Gesù, più poetiche che dogmatiche, ci fa bene, aiutandoci a non assolutizzare le nostre formule e a conservare il senso del mistero, sempre inesauribile, di Dio».
Quelle che le parabole propongono «sono parole che suggeriscono, parole che sfidano, a volte che scuotono, spesso che stupiscono, parole in ogni caso che interpellano la libertà, che non ingabbiano chi le ascolta in una soluzione preconfezionata, ma piuttosto che mettono in movimento la mente e il cuore».
La scoperta del tesoro e della perla segna uno spartiacque, una svolta nella vita di chi li trova, che vende tutto per averli. Continua Bordello: «Del regno dei cieli Gesù, in fondo, ci dice ben poco. Non ci dice chi ne faccia parte, quali siano le sue leggi, quali siano i suoi confini. Ci dice però che esso “è simile a…”, assomiglia a un evento che irrompe, in modo inatteso; assomiglia a qualcosa che intercetta la ricerca umana – di vita, di senso, di pienezza – sconvolgendo la sua logica abituale. Un evento che altera gli equilibri, ridefinisce le prospettive e le priorità, chiama insomma ad una scelta».
Per scegliere, occorre operare dei tagli, rinunciare al mito delle possibilità infinite della società odierna e accogliere ciò che il Vangelo propone, «la verità elementare della vita: chi ama sceglie, si compromette, taglia, lascia dietro di sé l’indefinito ondeggiare tra mille possibilità, imbocca una strada, in cui sente risuonare una promessa di vita».
La vita non sarà spesa invano, ha concluso il monaco, «se l’avremo spesa per qualcosa – o meglio: per qualcuno –, se avremo saputo gioire per il tesoro, per la perla che avremo incontrato, se avremo saputo liberarci delle troppe cose che appesantiscono la nostra quotidianità, per investire su ciò che conta. Se la bellezza della gloria che rifulge sul volto di Cristo ci avrà colpiti, almeno una volta nella vita, non ci avrà lasciati indifferenti. Sedotti da questa bellezza, avremo avuto l’ardire di tutto, liberi e spogli, per seguirlo. Come dice Benedetto, nel Prologo della Regola: “Che cosa vi è di più dolce per noi, fratelli carissimi, di questa voce del Signore che ci invita? Ecco, nella sua bontà egli ci mostra la via della vita”».
Al termine dell’Eucaristia è continuata la colletta per la realtà di pace e dialogo di Neve Shalom Wahat al-Salam.
