Maria Vingiani è stata indicata dalla CEI come esempio, in quanto pioniera nell’avviare cammini di dialogo tra le Chiese, per chi voglia costruire la pace disinnescando i germi di violenza presenti nelle religioni.
Il 5 novembre infatti è stata pubblicata la Nota Pastorale, elaborata dalla Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, “Educare a una pace disarmata e disarmante” che la Conferenza Episcopale Italiana ha approvato nella sua 81ª Assemblea Generale il 19 novembre 2025 ad Assisi.
In essa viene richiamata la necessità, in questo tempo di conflitti, di formare le coscienze per uscire dalla logica della guerra. Tra l'altro, viene anche valorizzato il ruolo dell'ecumenismo come contributo alla pace; al cap. V (Pace, nel dialogo ecumenico e tra le religioni) si dice:
Se già abbiamo segnalato il volto purtroppo ambivalente delle religioni in ordine alla pace, una quarta dimensione di costruzione della pace dovrà disinnescare i germi di violenza ancora presenti in esse, per coltivare invece i potenti semi riconciliazione che esse portano nel cuore. Il cammino del dialogo, scelta fondamentale della Chiesa del Concilio (si pensi in particolare al Decreto Unitatis redintegratio e alla Dichiarazione Nostra aetate), assume in tal senso oggi un valore essenziale. Importante far memoria di chi già lo ha percorso, aprendo percorsi di cui oggi comprendiamo tutta la rilevanza. Si pensi all’esperienza di Maria di Campello (1875-1961) e ai rapporti di dialogo e di fraternità con testimoni di pace come Gandhi, Schweitzer e Mazzolari che ella intratteneva dal suo eremo.
Si pensi a Maria Vingiani (1921-2020), fondatrice del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche), pioniera nel contribuire all’avvio di cammini di dialogo tra le Chiese in Italia nel post-concilio. Fondamentale in questo tempo di globalizzazione ritrovare l’ispirazione di donne capaci di tessere convivialità e sororità tra le diverse realtà religiose: si tratta di imparare a riconoscersi parte di una storia comune, da costruire assieme pur nella specificità dei diversi cammini.
