Una mattinata della sessione di formazione ecumenica del Sae di Assisi ha ospitato la tavola rotonda dei giovani. David Morselli, di Roma, dottorando in matematica, socio fondatore e primo vice presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana giovani; Emanuele De Bettini, studioso di Scienze storiche a Torino, attivo nella Federazione giovanile evangelica italiana (Fgei); Emanuela Gitto, laureata in Scienze internazionali e diplomatiche, vicepresidente dei giovani di Azione Cattolica, in dialogo con Donatella Saroglia del comitato esecutivo del Sae, hanno sviluppato il tema “Fede: un tesoro per i giovani?”.  Da quello che si è proposto di essere non solo un momento ecumenico ma anche interreligioso era assente per motivi di forza maggiore Nadia Bouzekri, vicepresidente dell’Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii), che ha però condiviso la preparazione dell’evento.

Alla luce di storia personale, esperienze religiose e impegno nelle associazioni di appartenenza, i protagonisti, in un dialogo vivace e sincero che ha coinvolto la platea, hanno mostrato consonanze e tratti comuni intorno alla realtà della fede: l’importanza della preghiera e della cura della vita spirituale, la formazione e lo slancio che offre la vita associativa allo sviluppo del cammino personale, l’esigenza di confronto e condivisione tra generazioni, l’accoglienza dell’altro e dell’altra come spazio sacro che ci fa conoscere nuove prospettive, la vitalità del dialogo interreligioso.

La fede come fattore positivo per sé e per gli altri e le altre è emerso dalle parole di Emanuela Gitto, che ha esordito testimoniando la speranza che la vita di una credente in Cristo può suscitare attorno a sé. «“Manu spera per me” mi ha chiesto un’amica che sta passando un periodaccio nella sua vita. Questo mi fa sempre pensare: sperare e pregare vanno a braccetto. La fede per me è qualcosa che rende bella la nostra vita, ci dà occhi e modi per vedere la realtà. Gli altri lo riconoscono in noi. Come giovani viviamo una fase della vita piena di domande. La fede ci aiuta a sognare in grande nella nostra vita, a credere che ci sia qualcosa di più grande sognato per noi».

La vicepresidente dei giovani di Azione Cattolica ha citato come un faro che illumina il cammino il proemio della Gaudium et Spes citata nella Fratelli Tutti da papa Francesco: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo…». E ha sottolineato come il camminare insieme, in Azione Cattolica, di adulti, giovani e ragazzi sia un grande valore. Un altro luogo importante e primario di interazione per la fede è la famiglia. «Nelle famiglie la trasmissione della fede non è scontata – ha detto Emanuela –. La crisi della fede riguarda pure gli adulti. Anche noi giovani abbiamo il dovere di aiutare i genitori a crescere. Viviamo la sfida della famiglia come luogo di esperienza di fede».

Emanuele De Bettini, che vive la fede come un fatto concreto e come una scoperta inesauribile, ha espresso il bisogno di concretezza dei giovani anche all’interno delle proprie comunità che spesso non sono al loro passo. La rarefazione della presenza giovanile nelle chiese è legata, secondo il membro della Fgei, alla modalità molto frontale della trasmissione della fede. «A me la fede è arrivata da una serie di esperienze concrete della vita: l’incontro con fratelli e sorelle e la preghiera». Un valore della nostra associazione, ha continuato, è un percorso formativo tra pari, tra chi organizza i programmi e chi partecipa; il limite è che la Fgei è percepita come parte a sé stante delle nostre chiese e non come parte integrante. I giovani discutono tra giovani. La svolta deve venire da un cambio di paradigma, da un incontro con le altre generazioni. I giovani condividono con gli adulti le crisi del presente, i loro problemi non sono radicalmente diversi. Si può dialogare alla pari. Momenti vitali sono anche le relazioni al di fuori della propria cerchia. «Le relazioni con il prossimo sono anche relazione con Dio. Aver partecipato a un coro ebraico a Torino è stata per me un’occasione di contatto con un mondo di significati religiosi legati alla fede nuovi. Cantare in questo senso per me ha significato riscoprire un tesoro».

Rifacendosi alla propria tradizione, anche David Morselli ha messo in luce la dimensione pratica e non concettuale della fede. «In ebraico la fede si dice emunà e ha la stessa radice della parola amen che è un atto di fiducia verso quello che abbiamo ascoltato. La fede ha una dimensione molto pratica. La prima volta in cui compare la parola emunà nella Torah è in Genesi 15,6: Abramo ebbe fede nella promessa di una discendenza fattagli da Dio. È un momento abbastanza avanzato nella storia di Abramo: si era già allontanato dalla terra dei padri, era già sceso in Egitto. Non c’era stata ancora la necessità di pronunciare la fede. Secondo me proprio perché la fede non era qualcosa di concettuale ma si manifestava in diverse azioni. La fede non è qualcosa di filosofico che non ha legame con ciò che succede». Il vicepresidente dell’Amicizia ebraico-cristiana Giovani ha portato l’esempio della Cena pasquale: «Nel Seder di Pesach si rivive l’uscita dall’Egitto come se fossimo noi stessi che usciamo e si mangia anche il pane azzimo che in un certo senso rafforza la nostra fede come tutta la narrazione». Come i suoi colleghi, Morselli ha sottolineato quanto nelle diverse tradizioni la comunità sia importante per la vita di fede dei suoi membri. Famiglia, scuola, comunità religiosa sono ambiti in cui sviluppare la fede. Nell’ebraismo un’altra componente fondamentale è l’appartenenza a un popolo e a una cultura. La fede, per il giovane studioso, è una risorsa preziosa per interpretare il mondo, un tesoro che dovrebbe essere reso accessibile a tutti. L’Amicizia ebraico-cristiana Giovani è un’esperienza significativa di confronto tra giovani di tradizioni diverse che permette di comprendere meglio la propria tradizione e di riconoscere le esperienze simili, ed è un’occasione di dialogo anche con l’ateismo.