Nel suo intervento all’ultimo panel della sessione del Sae a Camaldoli, “Convenire per interpretare insieme le Scritture”, Luca Maria Negro, pastore evangelico battista, giornalista e segretario generale della Società biblica in Italia (Sbi), si è focalizzato sul ruolo di primo piano che hanno le Scritture nell’elaborazione teologica delle Chiese riformate e del Consiglio ecumenico delle Chiese.

L’esordio è sui diversi modi di interpretare il Simbolo niceno-costantinopolitano: secondo un «movimento di esclusione» – citazione dal pastore avventista Saverio Scuccimarri – riguardo alle diverse eresie che i primi concili hanno combattuto, o secondo un «movimento di inclusione» che valorizza l’inserimento dell’espressione paolina “secondo le Scritture” (I Cor. 15,3-4) nel simbolo niceno-costantinopolitano, espressione che dice la continuità e la fondamentale unità tra il Primo e il Nuovo Testamento, un’unità nella diversità.

«“Secondo le Scritture» – prosegue il segretario della Sbi – è un’espressione chiave anche per il movimento ecumenico, inserita nella nuova versione della base teologica del Cec nel 1961, mentre alla fondazione dell’organismo, nel 1948, non era stato ritenuto necessario esplicitare ciò che è era un elemento integrale del pensiero, dell’azione e del culto ecumenico. L’autorità delle Scritture è stata tematizzata in diversi studi degli organismi ecumenici, il più recente è quello del 1998 dedicato all’ermeneutica biblica, “Un tesoro in vasi d’argilla”, di Fede e Costituzione.

Negro rileva che «l’attenzione alla lettura e all’interpretazione comune della Bibbia è diventata una costante, per esempio della vita del Cec con le sue Assemblee, che dal 1968 in poi sono state marcate dalla presenza non marginale, nel loro programma, di studi biblici in piccoli gruppi. E alcuni programmi e documenti ecumenici sono stati fortemente influenzati dal “lavorio biblico” sui rispettivi temi».

Un primo esempio citato è quello della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e della Federazione luterana mondiale (Flm) sottoscritta ufficialmente ad Augusta il 31 ottobre 1999. «Dietro a questo documento – spiega il pastore – c’è stato un grande lavoro comune di interpretazione dei testi, soprattutto paolini. Secondo la Flm, se si è arrivati a questo consenso è proprio perché “un nuovo, comune ascolto del lieto messaggio annunciato nella sacra Scrittura e l’accettazione delle conoscenze scaturite dai risultati della scienza biblica… hanno portato ad un evidente avvicinamento nella comprensione della giustificazione del peccatore”. E negli anni successivi questo consenso, inizialmente limitato a cattolici e luterani, si è ampliato a metodisti, riformati e anglicani».

Sul tema Negro cita – «visto che siamo in un anno santo e siamo a un anno dalla scomparsa di Paolo Ricca» – un’osservazione espressa dal pastore valdese, contenuta in una pubblicazione curata da lui e da Fulvio Ferrario: «la speranza che in base all’accordo sulla giustificazione si potesse arrivare a “una revisione radicale, per non dire un definitivo abbandono, dell’istituto dell’indulgenza”».

Un secondo esempio è la visita di Francesco alla Chiesa valdese di Torino del 22 giugno 2015 nella quale il papa disse: “L’unità che è il frutto dello Spirito Santo non significa uniformità. I fratelli infatti sono accomunati da una stessa origine ma non sono identici tra di loro. Ciò è ben chiaro nel Nuovo Testamento, dove, pur essendo chiamati fratelli tutti coloro che condividevano la stessa fede in Gesù Cristo, si intuisce che non tutte le comunità cristiane, di cui essi erano parte, avevano lo stesso stile, né un’identica organizzazione interna”». Il relatore legge nelle parole di Francesco un’adesione al principio ecumenico delle “diversità riconciliate”, un modello che si deve soprattutto all’evangelico Oscar Cullmann, fino ad allora contestato da autorevoli esponenti cattolici per considerazioni di tipo dogmatico-ecclesiologico. «Se invece di partire dalla dogmatica si parte dal Nuovo Testamento, a quanto pare tutto diventa più facile» commenta Negro.

Il terzo esempio riportato è l’impatto della Bibbia su alcuni programmi ecumenici che affrontano tematiche politiche di attualità, come il messaggio del profeta Amos che ha contribuito all’istituzione del programma per combattere il razzismo, deciso all’Assemblea di Uppsala del 1968. «Come disse un partecipante, «la parola di Dio ci accadde!» (the word of God happened to us)”».

L’intervento si conclude con la storia di una donna africana contenuta in un manuale per animatori di studio biblico, intitolato “Il libro che mi legge”. A chi le chiedeva: «Perché leggi sempre e solo la Bibbia?», la donna rispondeva: «Ci sono molti libri che potrei leggere, ma c’è solo un libro che mi legge». Commenta Negro: «Mentre ascoltiamo, leggiamo, studiamo, può accadere un rovesciamento dei ruoli. Noi iniziamo come soggetti, e i messaggi biblici sono l’oggetto del nostro studio. Ma poi, improvvisamente, possiamo diventare coscienti del fatto che dietro e attraverso le storie c’è qualcuno che ci guarda, ci parla e ci guida. L’oggetto della nostra ricerca diventa il soggetto che si rivolge a noi e ci capisce meglio di quanto possiamo fare noi stessi. Siamo confrontati con il Dio vivente che agisce nella creazione e nella storia, nella nostra vita personale e nel mondo delle nazioni». La segnalazione del manuale – tiene a dire – proviene dal teologo avventista Hanz Gutierrez Salazar che, nel volume “Oltre la Bibbia, oltre l’occidente”, scrive: «La lettura può diventare la tomba del senso o il luogo della sua risurrezione. Diviene la sua tomba quando i significati si susseguono ininterrottamente ma in modo automatico, meccanico, prevedibile e tautologico […] È il luogo della sua risurrezione quando i significati non sono automatici ma intermittenti, imprevedibili, fragili e frammentari; quando la lettura diventa come un parto, esperienza segnata dalla fatica e dalla sofferenza ma nell’attesa di qualcosa di nuovo e di unico».