La prima meditazione biblica della sessione di formazione ecumenica del Sae è stata affidata a Marco Cassuto Morselli, presidente della Federazione delle Amicizie ebraico-cristiane in Italia. Il dialogo con l’ebraismo è uno dei pilastri dell’associazione interconfessionale per l’ecumenismo e il dialogo e mettersi alla scuola dell’esegesi ebraica del testo biblico è un gesto che più di ogni altro dice questa relazione. Il tema su cui Morselli si è soffermato ha uno stretto legame con il tema della sessione. Il brano proposto, Is 66,13, che parla della consolazione di Israele, mostra come nella Bibbia le immagini per dire Dio non sono solo maschili: “Come un uomo è consolato dalla propria madre, così Io vi consolerò e in Yerushalaim sarete consolati”. Attraverso citazioni dallo stesso e da altri capitoli, Ha-Shem (il Nome) appare come Colei che fa partorire, che nutre al seno, che porta in braccio, che accarezza sulle ginocchia. «Sono versetti da sala parto, da scuola materna che si affiancano a tanti altri analoghi presenti nei Salmi» commenta lo studioso ebreo che rileva anche come nei secoli sia prevalso l’aspetto maschile e paterno della Divinità, «tanto che quando Giovanni Paolo I parlò di Dio come madre le sue parole suscitarono grande scalpore. Eppure, come abbiamo visto, nelle Scritture non mancano riferimenti all’aspetto materno della Divinità. Non si tratta di voler piegare i testi biblici alla sensibilità odierna, ma si riscoprire in essi aspetti trascurati da una cultura patriarcale e maschilista». Il docente porta altri esempi della pluralità per dire Dio nelle Scritture ebraiche: «Elohim è un plurale maschile, e la sigla impronunciabile, il Tetragramma, non è né maschile né femminile o è sia maschile sia femminile». Così come è sia maschile sia femminile la creatura a immagine di Dio che appare in Genesi 1,26-27.

Dopo aver esemplificato passaggi della mistica ebraica commentando la struttura dell’albero delle Sefirot, gli attributi della Divinità, Morselli osserva che «Ha-Shem è Uno, certo, ma è il Vivente, e al suo interno vi è una vitalità, una molteplicità di relazioni in cui il maschile e il femminile svolgono un ruolo fondamentale». Nella percezione ebraica «le mişwot, lo studio e la preghiera uniscono l’aspetto maschile e l’aspetto femminile della Divinità, la sua trascendenza e la sua immanenza. L’unicità di Dio è già prima dell’inizio del mondo e lo sarà alla fine. L’unità iniziale e finale trascende il riferimento al genere maschile o femminile. Ma Ha-Shem desidera dimorare nel mondo che ha creato e in questo mondo l’esistenza del maschile e del femminile è essenziale quanto l’esistenza del tempo e dello spazio. La sua essenza inconoscibile deve pertanto essere conosciuta attraverso l’armonia degli opposti».