ONU

  • A quando il bando delle armi nucleari? La questione è al centro di un gruppo di lavoro dell’ONU.

    14 maggio 2016

    Quando è il momento giusto per vietare una cosa molto brutta? Le nazioni si sono poste questa domanda quando hanno vietato la schiavitù, la tortura, le armi chimiche e altro ancora. Oltre un centinaio di governi e le organizzazioni della società civile, tra cui il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), stanno discutendo di nuovo la questione a un gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle armi nucleari. Il forum si riunirà tre volte nel 2016.

  • Diritto alla cittadinanza significa una sola umanità

       

       19 marzo, 2017

       Nell’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra il 15 marzo, il segretario generale  del CEC Olav Fykse Tveit ha partecipato a una tavola rotonda sul tema: «Islam  e cristianesimo, la grande convergenza: lavorare uniti per uguali diritti di cittadinanza». Tveit ha sottolineato che, insieme, cristiani e musulmani rappresentano quasi la metà della popolazione mondiale. «Noi qui non stiamo parlando solo di noi stesi. Stiamo parlando di umanità in molti modi».  La tavola rotonda si è svolta come evento collaterale della 34ᵃ  sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

  • Estirpare la violenza di genere

    02 aprile 2017

    Il 15 marzo, nel corso della 61a sessione annuale della Commissione delle Nazioni Unite sulla Condizione delle Donne (CSW), Donne ecumeniche (EW) hanno organizzato un evento di testimonianza pubblica nella Cappella Tillman presso il Church Center delle Nazioni Unite (CCUN) per mobilitare le comunità di fede e la società civile affinché lavorino insieme per porre fine alla violenza di genere.

     

  • Fermare l’Aids entro il 2030

    Photo: © Laurel Sprague

    13 giugno 2016i

    L’Assemblea generale delle Nazioni Unite sull’Aids ha adottato una nuova Dichiarazione politica, lodata anche dai leader di organizzazioni religiose

    Dall’8 al 10 giugno si è svolta a New York la Conferenza di Alto Livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sull’AIDS che ha adottato una nuova Dichiarazione politica che punta ad intensificare nei prossimi cinque anni le misure di contrasto all’epidemia dell’Hiv/Aids al fine di debellarla definitivamente entro il 2030.

  • Il razzismo rimane un peccato contro Dio

                    Courtesy United Nations.

    21 Marzo 2016

    In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale il Consiglio ecumenico delle chiese ha ricordato il lavoro svolto dalle chiese nel mondo

    Oggi è la giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, istituita dalle Nazioni Unite nel 1966. La data fu scelta in memoria del massacro di Sharpeville del 1960, la giornata più sanguinosa dell’apartheid in Sudafrica, quando 300 poliziotti bianchi uccisero 69 manifestanti che protestavano contro l’Urban Areas Act che imponeva ai sudafricani neri di esibire uno speciale permesso se venivano fermati nelle aree che erano riservate ai soli bianchi.

    In occasione di questa ricorrenza, alcune voci note del Consiglio ecumenico delle chiese hanno ricordato l’importante lavoro ecumenico che le chiese membro hanno svolto negli ultimi decenni per affrontare e superare il razzismo e la xenofobia stando a fianco delle vittime di discriminazione che soffrono ingiustizie a motivo della razza, dell’etnia e dell’identità. 

  • Nuova tappa di "Verità e Riconciliazione" in Sud Africa e altrove: l'impegno delle Chiese

    17 giugno 2016

    Dall’8 all’11 giugno 2016, a 40 anni dalla protesta dei ragazzi contro l’educazione inferiore dell’apartheid il 16 giugno 1976, ha avuto luogo a Soweto l'assemblea dal titolo: «Consolidamento della pace e riconciliazione: il posto della Chiesa». Il colloquio è terminato con n pellegrinaggio dal liceo Madibane allo stadio Orlando.

  • Responsabili di Chiese affrontano la quetione degli apolidi nella Repubblica Dominicana

     I diritti e lo statuto giuridico delle persone di origine haitiana sono minacciati nella Repubblica dominicana. Photo: ACT/PWRDF/Simon Chambers

    03 febbraio 2015

    Responsabili delle Chiese hanno vivamente criticato la decisione di un tribunale della Repubblica dominicana di privare della cittadinanza 200.000 dominicani di origine haitiana. Katharine Jefferts Schori, vescova presidente della Chiesa episcopale degli Statiti Uniti, chiesa membro del CEC, in una intervista recente all’ Episcopal News Service pubblicata il 26 gennaio, ha attirato l’attenzione sulle difficoltà che incontrano gli apolidi.

    La decisione del tribunale è intervenuta tre anni dopo una modifica della Costituzione della Repubblica dominicana che ha abbandonato il jus soli – diritto del suolo – che assicura la nazionalità o la cittadinanza di uno Stato a chiunque sia nato sul suo territorio. La decisione del tribunale è stata presa con una portata retroattiva fino al 1929, spogliando così della loro cittadinanza tre generazioni di persone nate nella Repubblica Dominicana.

    Secondo l’Alto-Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ha lanciato nel 2014 una campagna di dieci anni per sradicare l’apolidia, si stima che nel mondo ci siano 10 milioni di persone apolidi.

    Il CEC e le 345 Chiese membro giocano un ruolo attivo nella promozione dei diritti degli apolidi. Una dichiarazione sui diritti umani degli apolidi è stata adottata alla 10ª Assemblea del CEC a Busan (Repubblica di Corea) nel 2013. Inoltre una delegazione del CEC ha presentato un insieme di raccomandazioni sui diritti deli apolidi al Primo Forum mondiale sull’apolidia organizzato dall’Alto-Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati all’Università di Tilburg nei Paesi Bassi nel 2014.

    Dichiarazione del CEC sui diritti umani degli apolidi

    Commissione delle Chiese per gli affari internazionali

    The Den Dolder Recommandations to protect the stateless and end statelessness (le raccomandazioni di Den Dolder per proteggere gli apolidi e mettere fine all’apolidia)

     

  • Tutti insieme per risolvere le emergenze umanitarie

     25 maggio 2016 

    Si è chiuso ieri a Istanbul il primo World Humanitarian Summit. Tra i presenti anche il segretario generale del CEC Olav Tveit. Critico Msf: «il Summit è soltanto una foglia di fico»

    Un tempismo perfetto. Proprio mentre in Grecia si procedeva allo sgombero del campo profughi di Idomeni, a Istanbul era in corso il primo vertice mondiale che riuniva rappresentanti governativi, dell'Onu e delle religioni, ONG e agenzie umanitarie, per trovare soluzioni comuni alle emergenze che affliggono il pianeta. Il World Humanitarian Summit si è chiuso ieri con una grande partecipazione e la promessa di continuare il lavoro comune. «Siamo una sola umanità e dobbiamo dimostrarlo condividendo le responsabilità», ha detto il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon all'assemblea. Un richiamo lanciato anche da papa Francesco, che nel suo messaggio di saluto, letto dal segretario di Stato Pietro Parolin, chiedeva di «ascoltare il grido delle vittime e di tutti coloro che soffrono». «Lasciamoci dare una lezione di umanità – ha esortato papa Bergoglio – Cambiamo il nostro modo di vivere, le nostre politiche, le nostre scelte economiche, i nostri comportamenti e gli atteggiamenti di superiorità culturale. Imparando dalle vittime e da chi soffre, diventeremo capaci di costruire un mondo più umano»

  • Un piano d'azione per l'Africa

     

    Partecipanti al meeting a Addis Abeba foto KAICIID

    12 maggio 2016 

    Ad Addis Abeba, in Etiopia, sotto l’egida delle Nazioni Unite e del Consiglio ecumenico delle Chiese si è discusso di come risolvere l’istigazione religiosa alla violenza

    Nel discorso di fede, il continente africano occupa una posizione ambivalente: da un lato è triste testimone della manipolazione politica della religione, finalizzata ad azioni violente; dall’altro esso è la terra dove leader e operatori religiosi d’ogni credo e nazione esercitano nel quotidiano un’influenza positiva. È proprio questa duplice natura dell’Africa ad essere stata al centro di un incontro internazionale svoltosi martedì 10 maggio in Etiopia, ad Addis Abeba, dove più di 40 comunità religiose radicate in una ventina di Stati del continente hanno inviato i loro rappresentanti a discutere azioni pratiche per prevenire l’odio etnico e religioso.

    Organizzata dallo United Nations Office on Genocide Prevention e dall’International Dialogue Centre, la Conferenza di Addis Abeba ha goduto altresì del patrocinio del Network for Religious and Traditional Peacemakers e del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC).

  • Una speranza non per tutti non è una speranza cristiana

     

    12 aprile 2016

    Il 6 aprile scorso il pastore Olav Fykse Tveit, Segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), è intervenuto dal pulpito della cattedrale di York, nel Regno Unito, nell’ambito di un ciclo di conferenze dedicate ai settant’anni delle Nazioni Unite. Titolo della rassegna: Global Security and the United Nations: 70 years on.

    Nel suo discorso, intitolato «CEC e ONU, eredità e sfide comuni» (il cui testo integrale in inglese è disponibile a questo link), il pastore Tveit ha messo in luce le radici comuni delle due organizzazioni, nate dalle ceneri della Seconda guerra mondiale – «La ricerca della pace e della giustizia è parte integrante della missione del Cec sin dalla sua fondazione» – e si è interrogato sulle sfide cui entrambe, insieme, dovranno saper fare fronte.