profughi rifugiati sfollati

  • «Apostoli», braccio umanitario della chiesa Greco-ortodossa

    5 marzo 2016

    L’organizzazione ha adottato l’hotspot allestito a Samos per dare assistenza ai rifugiati e migranti

    L’arcidiocesi greco ortodossa di Atene è in prima linea nel rispondere ai bisogni primari dei rifugiati e migranti ospitati presso il centro di identificazione e registrazione (hotspot) presente sull’isola greca di Samos.

    La Grecia continua a svolgere un ruolo centrale nell’accoglienza di rifugiati e migranti e la Chiesa ortodossa è attiva sulle isole coinvolte nell’emergenza.

  • Ascoltare i rifugiati e cercare vie di migrazione più sicure

     

    23 febbraio 2016

    «Dovremmo imparare dai nostri errori e segnalare i sistemi che non danno buoni risultati», dichiara Pauliina Parhiala, direttrice e incaricata delle operazioni dell’Act Alliance, coalizione di 137 Chiese e organizzazioni di ispirazione religiosa attive a livello internazionale nei campi dell’assistenza sanitaria, dell’advocacy e dello sviluppo.

    «Nel mondo si contano 60 milioni di persone sfollate, prosegue Parhalia. È un fatto che bisogna trattare a livello mondiale. Questa questione interessa i governi, ma anche la società civile e in paticolare le organizzazioni religiose».

    Pauliina Parhiala è una delle numerose persone che hanno partecipato alla conferenza che si è tenuta il 18 e 19 gennaio sulla crisi europea dei rifugiati e che continua a pronunciarsi pubblicamente e ad operare per una cooperazione più stretta fra gli Stati, gli organismi internazionali e la società civile per rispondere ai bisogni più pressanti. Questa conferenza ad alto livello che si è tenuta a Ginevra era organizzata dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) insieme con tre istituzioni specializzate delle Nazioni Unite (UNICEF, UNHCR t UNFPA).

    «Bisogna informarci, reciprocamente sulle pratiche migliori delle organizzazioni umanitarie, e dobbiamo organizzare discussioni che ci permettano di capire chiaramente e direttamente la voce degli stessi rifugiati», sostiene Pharalia.

  • COMITATO ESECUTIVO DEL CEC

    Il Comitato esecutivo del CEC, che aveva tenuto il primo incontro dopo l’Assemblea di Busan a Ginevra, si è riunito per la seconda volta a Paralimni, Cipro, ospite della Chiesa di Cipro, dal 21 al 26 novembre 2014. 

    Il Comitato esecutivo è un organo di governo del CEC composto da 25 persone, moderato da Agnes Abuom.

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    I punti centrali della riflessione del Comitato sono stati:


    • “Il pellegrinaggio di giustizia e di pace”, come visione per i programmi del CEC e nuovo modello nella ricerca dell’unità.


    • La divisione di Cipro.


    • Il problema degli sfollati e dei rifugiati nel Medio Oriente.

     

    Il segretario generale del CEC, a proposito della ricerca dell’unità dei cristiani, ha affrontato il tema del “pellegrinaggio”, alla luce delle riflessioni sulla missione “dai margini”, presentata all’Assemblea di Busan.

    “Siamo particolarmente chiamati a trovare nuove espressioni di unità in solidarietà con la sofferenza dei cristiani in molte parti del mondo", ha detto Tveit nella sua presentazione. "Siamo chiamati all'unità, per servire insieme il mondo nel suo desiderio di giustizia e di pace donato da Dio”.

    Ha sottolineato che è necessario muoversi in nuovi paesaggi, cercando modi che esemplifichino la missione dai margini. Bisogna entrare in nuovi rapporti con altre chiese e partner, insieme alla nuova generazione.

    “Il mondo con tutte le sue travolgenti crisi di questi giorni ha bisogno di persone di fede, che siano disposte a considerare la loro fede molto più importante delle posizioni del passato o delle identità che separano".

    Tveit ha ricordato che il CEC sta intensificando le relazioni con la Chiesa cattolica romana e che guarda con speranza alla recezione del documento di Fede e Costituzione: La Chiesa: verso una visione comune.


    Sulla situazione di Cipro il Comitato esecutivo ha avuto due incontri importanti.

    Il primo con l’arcivescovo della Chiesa di Cipro Chrisostomos II. Egli ha chiarito che le divisioni non sono affatto un portato delle religioni, c’è a Cipro dialogo fra i cristiani e i musulmani, situazione che fa sperare in un miglioramento della situazione non troppo procrastinato nel tempo.

    Il secondo incontro si è tenuto con Espen Barth Eide, consigliere speciale delle Nazioni Unite a Cipro. Egli ha parlato dei negoziati in corso per la risoluzione della divisione di Cipro, sottolineando il ruolo positivo del "fattore fede”. Egli ritiene che i leader religiosi possano contribuire a promuovere un "senso di comune umanità" e si è detto abbastanza ottimista per il futuro di Cipro.


    Sul problema dei rifugiati e degli sfollati, che ha colpito un numero impressionante di persone, il Comitato ha rilasciato una Dichiarazione ufficiale.


    Leggi la Dichiarazione

    Il 26 novembre in reazione alla decisione del Grand Jury di non incriminare nel caso dell'uccisione di Michel Brawn a Ferguson, Missouri il Comitato esecutivo ha emesso una Nota sulle tensioni razziali negli Stati Uniti d'America

    Leggi la Nota

     Tag: Comitato esecutivo del CEC

  • Gli europei alle prese con la realtà dei rifugiati, alcuni rapporti sostengono i diritti degli immigrati

     

    29 marzo 2016

    La persona media in Europa potrebbe avere più difficoltà che mai in passato a prendere coscienza della realtà dei migranti e dei rifugiati, ha detto Maria Mountraki, considerato quanto vicino alla

    "Come europea, credo che sia un problema che è molto vicino a noi. Ma, a quanto pare, ora è più difficile da considerare in modo oggettivo. È per questo che dobbiamo lavorare di più per i migranti e i rifugiati ", dice Mountraki, che fa parte della Commissione delle Chiese per i problemi internazionali (CCIA) del Consiglio ecumenico delle Chiese Commissione delle Chiese per i problemi internazionali (CCIA).

  • I rappresentanti delle agenzie ecumeniche visitano l’Ungheria nel pieno dell’emergenza rifugiati

    29 settembre 2015

    Allo scopo di aumentare gli sforzi per supportare l’emergenza rifugiati una delegazione ecumenica ha incontrato i leader delle chiese ungheresi, rappresentanti del governo di Budapest e delle organizzazioni internazionali presenti nel Paese.

    Lavorare nella nazione al centro della grande emergenza di questi mesi è considerata una priorità da pressoché tutte le organizzazioni ecclesiastiche europee.

  • I rifugiati hanno diritto alla protezione

    03 febbraio 2017

    Il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), ACTAlliance e la Federazione luterana mondiale (WLF) hanno espresso la loro preoccupazione a proposito delle recenti misure americane relative all’accoglienza e all’entrata negli Stati Uniti dei rifugiati provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana. Queste organizzazioni hanno dichiarato che la fede invita i cristiani ad amare ed accogliere lo straniero, il rifugiato, le persone sfollate altrimenti detti «l’altro».

  • Katalina Tahaafe-Williams: un servizio prezioso al CEC in programmi di massima urgenza

    16 Febbraio 2016

    Due grandi crisi hanno segnato i mesi trascorsi da quando il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC) ha chiamato Katalina Tahaafe-Williams a lavorare a Ginevra sui programmi relativi alla migrazione, agli indigeni e al ministero multiculturale. Quando ha iniziato questo lavoro nel mese di ottobre, la crisi dei rifugiati europei era un torrente in piena. Poi, nel mese di novembre, i terroristi hanno attaccato Parigi.

    La teologa tongana-australiana subito si trovò a lavorare intensamente e velocemente per  organizzare una consultazione multilaterale sulla crisi dei rifugiati,  in collaborazione con le agenzie delle Nazioni Unite, e un seminario del CEC sulla missione nei confronti dei migranti.

  • L’Arcivescovo della Grecia sollecita la UE a condividere la responsabilità dei rifugiati

    01 aprile 2016

    La lettera dell’Arcivescovo di Atene al Consiglio ecumenico delle Chiese ricalca i contenuti della recente conferenza ONU a Ginevra

    Hieronymus II, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia ha indirizzato una lettera al segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), pastore Olav Fykse Tveit, per chiedere alla comunità internazionale delle chiese di non lasciare solo il popolo greco nella gestione della crisi migratoria in Europa.

    «Urgono interventi sostanziali. Noi crediamo in una manifestazione europea della solidarietà, prima di tutto attraverso la revisione della decisione di chiudere i confini ma anche attraverso sforzi sostanziali per eliminare le cause profonde della crisi». Il sinodo delle chiese di Grecia, scrive Hieronymus, ha seguito «le pene senza fine dei rifugiati affluiti nel nostro piccolo paese», e anche oggi conferma l’impegno delle chiese ortodosse greche affinché i rifugiati non vengano lasciati soli. «Nel loro lungo e difficile viaggio dalla guerra alla pace, centinaia di migliaia di rifugiati sofferenti hanno attraversato, in condizioni drammatiche, il nostro paese, martoriato e sfinito a sua volta dalla crisi economica».

  • La commissione per i problemi internazionali del CEC visita il campo profughi in Giordania

    12 Ottobre 2016

    Una visita al campo profughi al-Za'atari, che attualmente ospita più di 80.000 persone che fuggono dal conflitto della Siria, è stata un’esperienza che cambia la vita per i membri della Commissione delle Chiese per i problemi internazionali (CCIA)  che si è riunita recentemente ad Amman, Giordania.

    La CCIA, una commissione del Consiglio ecumenico delle Chiese, ha tenuto la particolare riunione del gruppo centrale il 26-28 settembre ad Amman, località scelta quest’anno  alla luce dell’orientamento del CEC  sulla regione del Medio Oriente  per il suo pellegrinaggio di giustizia e di pace. Durante l’incontro,  il gruppo ha passato in rassegna il recente lavoro del CEC e ha programmato le attività del prossimo anno relative alla costruzione della pace, ai diritti umani e alla dignità umana.

  • La Grecia a Ginevra

     

    14 aprile 2016

    È intenso e prosegue il dialogo tra il Consiglio ecumenico delle chiese e le autorità greche

    A margine di una conferenza internazionale, lo scorso 8 aprile il viceministro degli Esteri greco Ioannis Amanatidis ha reso visita al Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), incontrando a Ginevra il Segretario generale Olav Fykse Tveit. Si tratta della seconda visita di Amantidis dall’inizio del 2016. Ma la prima, risalente al 2 marzo scorso, non aveva avuto contenuti diversi: oggi come un mese fa il viceministro ha espresso tutta la riconoscenza del governo greco per «la cooperazione e la solidarietà» offerte dal CEC nel corso di quella che ha preso il nome di «crisi dei rifugiati».

  • Le chiese piangono le morti nel Mediterraneo e chiedono un’azione preventiva

     

    21 aprile 2015

    Cordoglio espresso da diversi organismi internazionali delle chiese cristiane

    La Commissione delle chiese per i migranti in Europa (Ccme), la Conferenza delle chiese europee (Kek) e il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) esprimono insieme cordoglio per l’annegamento di centinaia di migranti nel Mediterraneo. Sarebbero circa 700 i migranti morti a seguito del naufragio di un’imbarcazione avvenuto il 19 aprile appena fuori delle acque libiche. Finora, secondo alcuni media, sarebbero finora stati trovati 28 superstiti.

    «Ricordiamo nella preghiera coloro che sono morti ed esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alle loro famiglie. Siamo profondamente addolorati per questa tragedia alle porte dell’Europa», ha sottolineato il segretario generale della Kek, rev. dr Guy Liagre. «Preghiamo anche per coloro che sono coinvolti nell’impegnativa missione di salvataggio e recupero», ha aggiunto.