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ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO                  

 

 

 


Con la Dichiarazione comune “Riconciliarsi per annunciare il vangelo” della Conferenza episcopale italiana e della Chiesa evangelica luterana in Italia per il 500° dell’inizio della Riforma, firmata il 31 ottobre 2017 dal vescovo Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale ecumenismo e dialogo interreligioso della Cei, e dal pastore Heiner Bludau, decano della Celi, si è concluso un anno segnato da iniziative ecumeniche sul quinto centenario della Riforma. Due giorni prima, domenica 29 ottobre, a Roma, sono state le denominazioni federate nella Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) – battiste, metodiste, luterane, salutiste, valdesi, apostolica italiana, St. Andrew’s church of Scotland –, a siglare l’anniversario con una giornata celebrativa nella chiesa valdese di piazza Cavour trasmessa in parte da Rai Due.

La Dichiarazione è un frutto del lavoro di preparazione e della realizzazione del convegno “Cosa ci ha lasciato Martin Lutero? Per una conclusione aperta del Quinto Centenario della Riforma” organizzato il 6 e 7 ottobre dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei e dalla Chiesa evangelica luterana in Italia. Il documento riconosce il valore ecumenico degli eventi comuni promossi in questo anno e sottolinea l’importanza della lettura congiunta delle Sacre Scritture come sorgente di unità tra cristiane e cristiani. «Rafforzare l’amicizia nella fraternità, ai piedi della croce di Cristo – conclude il testo - ci aiuterà a favorire una riconciliazione delle memorie in grado di sostenere cattolici e luterani nell’annuncio e nella testimonianza della Parola di Dio nella società contemporanea, per promuovere una riforma sempre più evangelica della vita quotidiana delle comunità locali».

Durante il convegno che ha partorito questa dichiarazione, il 6 ottobre 2017 siamo tornati nella cattedrale di Trento, divenuta nel XVI secolo simbolo di divisione, per vivere una celebrazione ecumenica all’insegna della riconciliazione e del ringraziamento per una rinnovata fraternità. C’eravamo un anno prima, il 17 novembre 2016, anche in quella occasione convocati dall’Ufficio ecumenismo e dialogo della Conferenza episcopale italiana per il convegno “Cattolici e protestanti a 500 anni dalla Riforma; uno sguardo comune sull’oggi e sul domani”: l’anno scorso cattolici e protestanti di diverse denominazioni, quest’anno cattolici e luterani. Entrambe i convegni sono stati organizzati in stretta collaborazione con i partners - nel 2016 la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, nel 2017 la Chiesa evangelica luterana in Italia - che sono intervenuti con i loro rappresentanti, vescovi e presidenti di chiese e Federazione.

Eravamo all’inizio e ora siamo alla fine del quinto centenario della Riforma, che ha visto l’organizzazione di convegni,  viaggi, liturgie, conferenze, tavole rotonde sul monaco agostiniano e la sua predicazione che ha segnato uno spartiacque nella vita della Chiesa occidentale. E’ stata la prima commemorazione di Lutero in un contesto ecumenico, globalizzato e secolarizzato, come è scritto nel documento del 2013 “Dal conflitto alla comunione” - frutto del lavoro della Commissione internazionale cattolico-luterana sull’unità e la commemorazione comune della Riforma nel 2017 - e anche il primo in cui le donne svolgono nelle chiese evangeliche il ruolo di pastore. Da cinquant’anni, per la precisione, nelle chiese metodiste e valdesi in Italia, così come sono cinquant’anni che il dialogo cattolico-luterano vive.

Un centinaio di partecipanti, un clima amicale, il desiderio di esserci perché lo ritenevamo un appuntamento da non perdere. Ne hanno sottolineato l’importanza, prima di cominciare i lavori, i nostri ospiti, don Cristiano Bettega e il pastore Heiner Bludau. «La nostra scelta di essere qui è quella di avere scelto l’ecumenismo non come una questione di facciata o di convinzione personale, ma per una questione di logica coerenza con il vangelo. La responsabilità è anche questa: continuare a dialogare tra noi e con tutti coloro che incontriamo, portare avanti uno spirito che non è di un gruppo sparuto ma lo spirito del vangelo e delle nostre chiese» ha esordito il direttore dell’Unedi.  Presenza mite e franca, interlocutore attento dei delegati diocesani all’ecumenismo e di chi si dedica a questa realtà, nello stile sinodale del Vescovo di Roma, don Bettega ha voluto che si creasse una Consulta nazionale per essere affiancato, anche da laici, nell’ascolto della voce dei territori e nell’elaborazione di orientamenti e programmi.

Per il decano della Celi, il convegno «è stato il culmine di quest’anno anche perché l’eredità di Lutero non è qualcosa della Chiesa luterana o contro la Chiesa cattolica ma un tesoro che dobbiamo scoprire insieme, e questo succederà solo se ci avviciniamo tra noi». «Un giubileo che ha aiutato a comprendere le diverse idee e a sviluppare benevolenza verso le altre tradizioni»: così il vescovo Karl-Hinrich Manzke, responsabile della Federazione delle Chiese luterane in Germania per le relazioni con la Chiesa cattolica, ha definito l’avvenimento che ha segnato il 2017, in Europa in particolare. «Questo convegno – ha continuato – è stato un contributo alla testimonianza comune della fede cristiana nel mondo che è la sfida di ogni cristiano. In una frase, cristiani uniti per un mondo in frantumi».

Nell’accogliente Centro Mariapoli sono state condivise esperienze e si è camminato sulla via dell’accoglienza e dell’amicizia; sono stati analizzati gli aspetti determinanti della teologia di Lutero (Angelo Maffeis; Karl-Hinrich Manzke) e si è parlato di “guarigione delle memorie” (Brunetto Salvarani; Heiner Bludau); si è pregato insieme e si è lavorato in gruppi di studio sui cinque imperativi ecumenici del documento “Dal conflitto alla comunione”.

Un elemento della riflessione di Lutero sulla chiesa sottolineato da Manzke è la riscoperta della forza della fede «come forza del cuore, che diventa la determinazione fondamentale antropologica, decisiva, dell’essere umano». La fede, ha continuato, «coglie ciò che Dio offe all’essere umano. Impara a farlo distinguendo tra ciò che corrisponde al Vangelo e ciò che gli si oppone. E, in tutto ciò, è creativo. La fede coglie Cristo; al tempo stesso, rappresenta la mano, l’organo di presa, col cui aiuto l’essere umano si tende per afferrare il dono che gli viene impartito». L’evento per cui le persone giungono alla fede «è concepito da Lutero come la radice e la fonte di comunione, comunità e Chiesa». Il vescovo ha sottolineato anche il tema centrale della giustificazione in Cristo che rende l’essere umano giustificato e giusto e l’amore del Riformatore per la Chiesa, realtà che si verifica «lì dove la Parola giustificante è detta e si crede in Cristo di cuore». Quello che un tempo per la religione e per la Chiesa era il distacco dal mondo viene convertito in forza spirituale e nel regolare riferirsi della religione al mondo; luogo della fede diventa la vita quotidiana nel mondo.

Come si fa la “guarigione delle memorie”? Per Brunetto Salvarani occorre ammettere le proprie colpe e, come dice il documento del 2013, raccontare la storia in maniera diversa: condivisa. E poi imparare a guardare il dolore dell’altro, curare il rapporto con gli ebrei riconoscendo la perennità dell’elezione di Israele, evitare nelle relazioni intracristiane il rischio della ripetizione di una teologia sostituzionista. In un anno caratterizzato da incontri che hanno segnato una svolta, come la commemorazione luterano-cattolica di Lund del 31 ottobre 2016, a cui ha partecipato Francesco, è importante che «i gesti ai vertici diventino storie vissute alla base nelle nostre parrocchie e comunità, esperienze che precedono il dialogo teologico» e che in questo tempo senza più sicurezze la chiesa non tema la fragilità, ma la sappia «abitare capire e amare, con le potenzialità e le risorse nuove che comporta. Solo chi riconosce la fragilità può costruire relazioni fraterne e solidali». Nella preghiera ecumenica del 2017 nella Cattedrale di Trento un gesto inedito ha voluto suggellare l’impegno a praticare la diaconia nel mondo: la lavanda dei piedi tra il vescovo cattolico e il vescovo luterano. Alla quale può essere attribuito un significato ulteriore ricordando che nel racconto della Cena di Giovanni Gesù lava i piedi dei discepoli: la tensione verso quell’Eucaristia che ancora oggi le chiese non condividono.

I cinque gruppi di studio sui cinque “imperativi ecumenici” -  formati da persone cattoliche e luterane residenti tra Bolzano e la Sicilia, laiche e laici, delegati diocesani per l’ecumenismo e il dialogo, insegnanti di religione cattolica, membri di movimenti ecclesiali, pastore e pastori - si sono rivelati laboratori di condivisione di buone prassi e di elaborazione di idee che mostrano e possono favorire una presa di coscienza sul fatto che oggi non si può essere cristiane e cristiani senza essere ecumeniche ed ecumenici, come sostiene da tempo Brunetto Salvarani.

Tra le buone prassi citate nell’ambito dell’insegnamento della religione cattolica a scuola, in alcune città ci sono progetti sperimentali di un approccio alle religioni che si rifà al “modello Bradford”, alcuni che intercettano anche studenti non avvalentesi dell’irc. E’ stata rilevata da più parti la necessità di una revisione del Concordato per poter arrivare all’insegnamento di un’ ”ora delle religioni”.  Per quanto riguarda le parrocchie e le comunità è stata auspicata la realizzazione di catechesi comuni sul battesimo e di laboratori biblici interconfessionali. Notando ancora una carenza sulla formazione ecumenica del clero e dei seminaristi, e segni di ritorno a tradizioni preconciliari da parte di giovani presbiteri, è stato caldeggiato di diffondere maggiormente la formazione sul dialogo ecumenico e interreligioso in questi ambiti e negli istituti di scienze religiose. La liturgia è percepita come luogo di creatività in cui poter sperimentare nuovi linguaggi e come uno spazio sensibile per i giovani; è viva in alcune città l’esperienza di cori ecumenici. E’ stato suggerito di vivere insieme momenti forti dell’anno liturgico, già sono attive esperienze di studi biblici comuni che hanno rafforzato i legami tra le persone. L’utilizzo di sussidi come le Losungen dei Fratelli Moravi, in italiano “Un giorno, una parola”, edito dalla Claudiana, possono costituire un ulteriore momento di unità attorno alla Bibbia. Il prossimo Sinodo dei giovani è visto come un’occasione per trattare il tema con un’attenzione ecumenica. Molto sentito il tema dell’ospitalità eucaristica, che è vissuta in alcuni contesti di base come un’esigenza della coscienza e un atto di coerenza verso il sentirsi “corpo di Cristo” e invitati alla sua mensa. Un altro ambito in cui luterani e cattolici vivono l’unità è quello del servizio agli ultimi e ai profughi attraverso diverse modalità -  gesti di condivisione, ospitalità in chiesa, ricerca di case per i senza tetto, accoglienza nell’ambito dei “corridoi umanitari” – e dell’impegno sul tema del creato.

Al di là di iniziative consolidate come la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani o del positivo lavoro dei Consigli delle chiese cristiane là dove sono presenti, è stata sottolineata l’importanza degli incontri feriali e informali tra persone, tra famiglie e comunità che favoriscono la conoscenza, la pratica concreta dell’ascolto e la condivisione. Lo stesso Heiner Bludau sottolineava nel suo intervento l’importanza della riconciliazione nella concretezza della vita, e invitava a «presentare nel dialogo con gli altri ciò che ci tocca personalmente», a «invitarci reciprocamente a partecipare alle nostre messe e culti» come possibilità per «imparare la lingua liturgica dell’altra chiesa» e così «capire l’altro nel suo mondo», condizione fondamentale per la riconciliazione. Atti e gesti verso la costruzione di una prossimità che il vescovo di Trento Lauro Tisi ha visto in atto nella «dolce benedizione degli sguardi» che in questo anno cattolici e luterani hanno ricevuto in dono.

Laura Caffagnini
foto di Laura Caffagnini

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