Trinità di Rublev

 

Andrej Rublëv
Icona della Trinità
, 1410 circa

 

Il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui... (Gen 18,1ss.)


notizie ed iniziative sulla celebrazione dell'anniversario della Riforma


DAL MONDO DELL'ECUMENISMO *

* in collaborazione con Il Regno


DAL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE



Si apre domenica 27 luglio 2014 a Paderno del Grappa con l’accoglienza dei partecipanti, in particolare dei giovani, la cinquantunesima sessione di formazione ecumenica Ama il prossimo tuo come te stesso (Levitico 19,18). La vita in relazione: prospettive etiche.

Le precedenti 50 sono tutte testimoniate dagli Atti, a partire dal 2001 anche dal Notiziario del SAE, e ora da diverse pagine del sito web. 

I primi sei cicli di Sessioni – ecclesiologico, dialogo chiesa e mondo, biblico, metodologico, pastorale, teologico - sono stati ideati e portati a termine durante la presidenza della fondatrice Maria Vingiani.

Fra questi mi soffermo sul «ciclo metodologico», condotto alla luce del Regno - parola, idea,  visione e rivelazione - che ritorna in ogni titolo e che richiama che l’ecumenismo, «avventura nella fede e nello Spirito», è radicato nella storia e in attesa operosa del compimento. Saper leggere la storia alla luce del futuro di Dio è proprio della profezia, sempre invocata per non rischiare che il «gruppo ecumenico» si trasformi in una cerchia chiusa e soddisfatta di sé.

«Lo Spirito Santo sollecita coloro che lavorano nell’impegno ecumenico a fare un salto di qualità, “a rinascere dall’alto”, cioè a nascere di nuovo, a mettersi definitivamente nel cammino di conversione». 

All’inizio della presidenza di Elena Milazzo Covini, il SAE – si deve ricordare che tutti i soci collaborano alla scelta dei temi delle Sessioni – ha svolto un ciclo su ecumenismo e dialogo interreligioso durante il quale ci si è interrogati su temi di grande attualità anche oggi quali: i fondamenti del dialogo, la preghiera, la salvezza e il dramma profondo delle religioni che dovrebbero promuovere la pace, mentre appaiono generatrici di conflitti.

Delle Sessioni successive mi piace ricordare: «La parola della Croce». Interrogativi e speranze per l’ecumenismo e il dialogo, lanciata , si può dire, con una certa insistenza dal presidente Mario Gnocchi. La Sessione si è rivelata ricca di sollecitazioni interessanti e cariche di potenzialità.  Per far uscire dalle secche, in cui sembra impantanato il movimento ecumenico, è forse bene ripartire "da quel fondo di povertà e di spoliazione a cui, secondo l’inno paolino, Dio stesso si è abbassato in Cristo".

 Mario Gnocchi

Maianita Montresor

Venendo ora al recente ciclo sull’etica, che si conclude quest’anno, durante la presidenza in corso di Marianita Montresor, riporto le parole di Bonhoeffer, che sono risuonate durante le prime due sessioni del ciclo stesso:

«La nostra Chiesa, che in questi anni ha lottato solo per la propria sopravvivenza, come fosse fine a se stessa, è incapace di essere portatrice per gli uomini e per il mondo della parola che riconcilia e redime. Perciò le parole d’un tempo devono perdere la loro forza e ammutolire, e il nostro essere cristiani oggi consisterà solo in due cose: nel pregare e nell’operare ciò che è giusto tra gli uomini. Il pensare, il parlare e l’organizzare, per ciò che riguarda le realtà del cristianesimo, devono rinascere da questo pregare e da questo operare». (D. Bonhoeffer, Resistenza e Resa, San Paolo, Milano 1996, p. 370).

Le Sessioni del SAE

Lunedì 28 luglio 2014

 

Col versetto del salmo 133, cantato dal coro, si è aperta la preghiera di inizio della Sessione all’interno della quale Mino Chamla ha dettato una riflessione a partire dal capitolo 9 di Genesi, allargata alla parashà di Noè (brano della Torà che si legge in sinagoga il sabato), proponendo i maggiori commenti dei maestri di Israele antichi e moderni.

L’ascolto della voce ebraica, proprio all’inizio delle Sessioni, è tradizione del SAE che si definisce associazione interconfessionale per l’ecumenismo e il dialogo, a partire dal dialogo cristiano-ebraico. A questo proposito diceva Piero Stefani, nella sua relazione "L'ebraismo nel SAE", tenuta nel convegno di primavera a Rende (2000): “Il SAE non ha proposto una teorizzazione, ma ha instaurato una prassi significativa. La prassi è stata quella di aver dato voce alla testimonianza ebraica e quindi aver favorito l’ascolto dei cristiani della voce ebraica. L’ascolto di Israele, espressione ambivalente, - cioè quello che Israele ha ascoltato e in ascolto di Israele - è stato posto come prassi abituale. Nella tradizione delle sessioni di formazione la prima voce di meditazione  la voce ebraica. Questo significa che nel tempo presente quella voce è da ascoltare. Quella tradizione non è soltanto la Bibbia, ma una bibbia vivente, nel senso che c’è una continuità e ancora oggi dobbiamo porci in ascolto”.

I lavori sono proseguiti con le introduzioni della presidente e di Maria Pia Veladiano e con la relazione di Giannino Piana

Marianita Montresor, Giannino Piana, Maria Pia Veladiano

“Come le neuroscienze sfidano l’etica” è stato il tema oggetto di una seguitissima relazione tenuta nel pomeriggio di lunedì 28 luglio da p. Paolo Benanti 

Leggi il comunicato stampa n. 1

 

La prima giornata della Sessione si è chiusa con la preghiera ecumenica guidata da Marco Campedelli e animata dal coro diretto da Nicola Sfredda e dagli adolescenti presenti alla sessione,  che seguono un loro gruppo particolare.

Una tregua del maltempo che imperversa quest'anno ha permesso lo svolgimento nel grande giardino dell'istituto.

Oltre alle preghiere, ai canti, alle letture e alla riflessione silenziosa è stato proposto un gesto significativo. 

Dopo la preghiera di benedizione sulle bacinelle dell'acqua simbolicamente presentate come acqua di giustizia, acqua di pace, acqua di cura del creato e acqua della risurrezione tutti sono stati invitati a ripetere un gesto popolare che si faceva la mattina di Pasqua: lavarsi gli occhi per ricominciare a vedere con gli occhi della Risurrezione in modo nuovo il mondo che ci circonda. Un gesto semplice, ma molto significativo.

 

 

 

Martedì 29 luglio 2014

  

 Il brano di Luca 10,25-37, che contiene la parabola nota come quella del "buon Samaritano", è stato meditato nella preghiera del mattino della seconda giornata della Sessione in 10 gruppi. 

Come già sperimentato lo scorso anno questa formula permette a diverse persone di prepararsi alla guida del lavoro comune e a tutti di portare il proprio apporto in modo che del passo biblico si mettano in luce le molteplici sfaccettature.

 

 Vincent van Gogh 

Il buon Samaritano 

Il brano è stato letto anche come Vangelo della messa serale presieduta dall'Arcivescovo di Gorizia Carlo Roberto Maria Redaelli. Egli nell'omelia, rammentando che proprio il giorno prima  era stato il centesimo anniversario dell'inizio della Prima Guerra mondiale, nella quale Gorizia è stata al centro di ben 12 battaglie, ha invitato a leggere la parabola evangelica  non in riferimento all’amore verso l’altro bisognoso, ma in riferimento alla costruzione della pace. 

Leggi il testo della predicazione

 

Martedì 29 luglio 2014

Sul tema proposto hanno dialogato il filosofo Massimo Donà (S. Raffaele, Milano) e il teologo valdese Fulvio Ferrario (Facoltà Valdese, Roma).

Massimo Donà ha mostrato come per intendere il senso originario e profondo dell'altro all'interno di una prospettiva autenticamente cristiana, sia necessario riflettere sulla forma della relazione implicata dal Misteryum Trinitatis.  

Troppo spesso anche i credenti confondono la relazione d'amore con le infinite forme in cui si declina il concetto greco di eros, che ci destina ad una esperienza condizionata e quindi ignara del vero senso della libertà.  

L'amore che connette le tre persone della trinità trova la sua più grande manifestazione nell'esperienza vissuta da Gesù sulla croce da quel Gesù di Nazareth che ci presenta lo scandalo di una natura perfettamente umana e perfettamente divina; nel cui orizzonte, solamente, è possibile riconoscere un gesto donativo assolutamente libero e perciò stesso indipendente da motivi, cause e finalità. 

Proprio a partire da quell’evento  si propone un compito imprescindibile per credenti e non credenti e quindi per chiunque voglia ritrovare il senso più autentico di quella libertà che sentiamo riguardarci nel profondo, ma che molto raramente riusciamo a far risuonare nei nostri gesti e nelle nostre­ parole.

 

 

Fulvio Ferrario nella sua relazione si è interrogato sulle coordinate di una possibile etica cristiana, a partire dal Sermone sul Monte (Mt. 5,6,7) e lo ha fatto in dialogo con il pensiero di Dietrich Bonhoeffer, in due fasi del suo sviluppo.

 

Dapprima ha preso in esame Sequela (1937), un testo nel quale il teologo presenta la propria comprensione del discepolato, non senza accenti critici nei confronti di un certo protestantesimo, che a suo parere fraintende Lutero; in seguito si è soffermato sull'Etica, il testo incompiuto di alcuni anni dopo, nel quale il teologo modifica e approfondisce le proprie tesi.

Nelle conclusioni ha presentato alcuni lineamenti di un contributo protestante all'attuale discussione morale. 

 

Giovedì 31 luglio

La riflessione biblica del mattino su Luca 5, 17-26 è stata dettata dal pastore avventista Davide Romano

Due i relatori chiamati a interrogarsi sul tema Prendersi cura delle fragilità: Rosanna Cima (pedagogista, Università di Verona) e Paolo Miorandi (psicoterapeuta e scrittore, Rovereto).

Il contributo di Rosanna Cima ha inteso raffigurare la complessità del lavoro di cura di cui normalmente si dice che “non si impara”, quasi non ci fosse neppure il bisogno di dichiarare che cos’è questo lavoro, come se fosse privo di impianto concettuale, di ordine e di rigore teorico, etico e pratico. Se è vero che tutta l’umanità è oggetto di cure continue, fin dalle origini è altrettanto vero che prendersi cura delle fragilità richiede di sapere il senso e il peso di ciò che si sta facendo, “richiede delicatezza, perché ogni proprio gesto risuona nell’altro” (E. Cocever).

Le azioni di cura sono poste quindi tra la dimensione “naturale” degli esseri umani e la dimensione professionale. Quale continuità tra i due statuti della cura? Quali sono le separazioni? Le fragilità umane caratterizzano l’esistenza - ha detto la pedagogista . In che modo la connessione fragilità-cura può mettere in discussione le forme di potere che discriminano le vite umane? In che termini il prendersi cura può diventare una scommessa politica? Qual è la natura della relazione che nasce dal prendersi cura delle fragilità?

Il filo che imbastisce le interrogazioni è tessuto dal bisogno di ricercare un linguaggio che esprima il rapporto vero tra le cose, tra la materialità dei corpi che si curano e si prendono cura e l’immaterialità performante delle intenzioni troppo lontane dalla vita, tra le sofferenze umane e quelle normative istituzionali sorde alle storie di dolore, tra le fatiche esistenziali e i quadri disciplinari che spesso poco sanno leggere delle esperienze degli esseri umani. Sono soprattutto le narrazioni di donne che ricevono e danno cura ad approfondire le riflessioni, donne impegnate nella ricerca e nelle precarie situazioni di fragilità, proprie e altrui.

Il contatto assiduo e ravvicinato con una persona gravemente ammalata - ha detto Miorandi - scuote il mondo interno del curante sottoponendolo a intense perturbazioni affettive. In tali situazioni - che spesso costringono il care-giver a confrontarsi con il limite delle proprie capacità di comprensione e azione - emergono ansie depressive, sentimenti aggressivi, sensi di colpa che, se non riconosciuti ed elaborati, possono compromettere la relazione d’aiuto e incidere profondamente sulla vita del curante.

Dal luogo inquieto e pericoloso del lavoro di cura - ha affermato Miorandi - si diramano due strade: la via, sempre seducente, che conduce a neutralizzare la relazione d’aiuto togliendo dalla scena della cura quegli aspetti che, proprio perché più coinvolgenti, sono anche i più significativi, oppure il sentiero - certamente più lungo e faticoso - che porta il curante a guardare in faccia i contenuti del proprio mondo interno per trovare loro un posto, per trasformarli in un racconto che possa essere condiviso, per continuare ad apprendere a vivere.

«Date parole al dolore - ha scritto Shakespeare nel Macbeth - perché è il dolore che non parla a spezzare i cuori». È seguito un interessante, nutrito dibattito.

 

La giornata si è chiusa con la celebrazione dei Vespri ortodossi molto partecipata perché preparata con cura attraverso spiegazioni e prove di canto aperte a tutti.

La predicazione è stata tenuta dal giovane prete Christian Vasilescu che aveva seguito al SAE i genitori presenti da molti anni alle Sessioni dove il padre Georghe Vasilescu ha tenuto diverse predicazioni, meditazioni, seguito gruppi...

Leggi il testo completo 

Venerdì 1 agosto 2014

la giornata è iniziata con la preghiera e la meditazione a gruppi sul primo capitolo di Rut.

Si sono confrontati sul tema: Vita in relazione: la bioetica si interroga Sorin Bute (prete ortodosso e teologo, Dambovita, Romania) e 

 e Ilenya Goss (medico, Commissione bioetica Chiesa Valdese, Roma)  

 “La presentazione si propone di esaminare in modo sintetico, dalla prospettiva della teologia ortodossa, le questioni fondative della bioetica”, ha esordito  Bute. “Oggi, il luogo fondamentale dell’agire profetico è l’etica, e con essa sempre più la bioetica, come etica della vita minacciata sempre di più dallo stesso ‘progresso’ unilaterale, orizzontale e immanente dell’uomo”.

Nella Sessione i pasti insieme sono un momento di incontro fra i partecipanti e occasione per festeggiare i compleanni degli amici; quest'anno è stata la volta di padre Valdman che ha raggiunto il traguardo dei 70.

Gli spazi liberi dagli interventi programmati allargano le conoscenze e cementano vecchie amicizie. 

 

 

Venerdì 1 agosto 2014

 

La preghiera ecumenica di chiusura delle celebrazioni della settimana ha avuto come filo conduttore il messaggio della decima Assemblea del CEC - Busan 2013 - che ha invitato le Chiese a un pellegrinaggio di giustizia e di pace.

Testo della celebrazione

 

sabato 2 agosto 2014

L'ultimo giorno è iniziato come tutti gli altri con la preghiera.

Ha dettato la riflessione biblica sul capitolo 12 della lettera di Paolo ai Romani padre Gabriel Codrea, ortodosso romeno, già intervenuto lo scorso anno

 La mattina è continuata con la relazione di Paolo Ricca sul tema della misericordia di Dio.

Misericordia, ha esordito il relatore, è una parola conclusiva, non solo di questa Sessione, ma di tutta la nostra vita e di tutta la storia umana.

E' parola riassuntiva: l'intera Sessione ha ruotato intorno al comandamento dell'amore del prossimo che, insieme all'amore per Dio, riassume tutta la Legge ed i Profeti.

Tutta la relazione è proseguita con l'illustrare come la misericordia sia, tra i tanti nomi dell'amore quello che lo  qualifica meglio degli altri.

 Le conclusioni sono state presentate in forma originale come dialogo di due interlocutori,  interpretati da Piero Stefani e Maria Luisa Sgargetta Stefani.

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 I testi completi saranno pubblicati sugli Atti in uscita a metà gennaio

  

Il SOGNO è intitolato il video che il gruppo dei giovani ha elaborato per farci partecipare alla loro gioiosa e ricca esperienza alla Sessione 2014

 

Il Grppo "Teatro" ha prodotto un poiwer point, intitolato:

Teatro biblico: uno spazio di esplorazione delle relazioni...

 


Il gruppo di studio Famiglia, nuove famiglie, relazioni di coppia, ha studiato un tema di grande attualità. nel pubblicare il resoconto segnaliamo anche che i componenti del gruppo si sono consultati dopo la Sessione attraverso i mezzi informatici per offrire un resoconto condiviso

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