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18 luglio 2016

L'aumento delle recrudescenze e di violenza e il crescente numero di persone in cerca di protezione rendono necessario un intervento immediato nel Sud Sudan

 «Il paese vacilla sull'orlo di una crisi umanitaria», così si sono espressi i leader del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC) rendendo noti i dati diffusi dall’Agenzia dello sviluppo protestante di Germania «Bread for the World». Molti luoghi messi a disposizione dalle chiese membro del CEC per l’accoglienza delle persone bisognose, da tempo ormai sono sovraffollati: molte persone continuano ad essere in cerca di protezione, di cibo, di acqua e di un riparo sicuro.

«Il sostegno umanitario dovrebbe essere considerato una priorità assoluta – si legge nel comunicato stampa del CEC del 15 luglio 2016  - circa 40.000 persone sono state sfollate durante questa terribile crisi umanitaria e almeno 7.000 di loro si sono rifugiate in diverse chiese e parrocchie», ha riferito Nigussu Legesse, membro del Consiglio esecutivo del CEC: «nel tentativo di tornare alle loro case – ha proseguito –, la maggior parte di queste persone ha scoperto che quest’ultime erano state saccheggiate o distrutte. Queste persone oggi hanno urgenza di ottenere un immediato sostegno umanitario»

Il Sud Sudan è sull’orlo del collasso economico e i prezzi dei prodotti alimentari, in particolare di mais e farina – alimenti base della regione – sono aumentati vertiginosamente negli ultimi giorni. Un gruppo consultivo della Conferenza delle Chiese di tutta l'Africa (AACC) si è riunito lo scorso 13 giugno a Nairobi e ha rilasciato un appello a tutti i partner e gli amici del Sud Sudan per chiedere di garantire, in qualsiasi modo,  un fattivo un supporto, soprattutto immediato, alle persone più vulnerabili colpite da questa tragica crisi: donne e bambini.

Oltre alle chiese, diventate luoghi di riparo, vi è oggi la necessità di offrire qualsiasi tipo di assistenza umanitaria che possa essere messa in atto: «I leader della Chiesa del Sud Sudan chiedono di essere uniti, formando una sola voce, per poter ottenere soluzioni immediate a questa tragedia», ha dichiarato per parte sua la dottoressa Agnes Abuom, moderatora del Comitato centrale del CEC e ha proseguito «condanniamo tutti gli atti di violenza. Ci uniamo alle nostre Chiese membro del Sud Sudan per chiedere la pace e la fine immediata delle violenze. Dobbiamo impegnarci per soddisfare ogni esigenza umanitaria e dare altresì un segnale di speranza per il futuro», ha concluso Abuom.

La situazione nel Sud Sudan peggiora di giorno in giorno, lo scorso fine settimana sono morte quasi 300 persone e la violenza armata a Juba e nelle zone circostanti è in continua «eruzione».

L'Act Alliance si è unita all’appello sottolineandone il mandato umanitario: quello di proteggere e salvaguardare la vita di tutte le persone – innocenti – in Sud Sudan.

Riforma.it