Trinità di Rublev

 

Andrej Rublëv
Icona della Trinità
, 1410 circa

 

Il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui... (Gen 18,1ss.)


notizie ed iniziative sulla celebrazione dell'anniversario della Riforma


DAL MONDO DELL'ECUMENISMO *

* in collaborazione con Il Regno


DAL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE


20 aprile 2017

Studio biblico [1] di  Jione Havea [2]

“Va!" Dio ha comandato ad Abram di andare a stabilire qualcosa di simile a un sistema di benessere in una terra che non ha nominato [3]. Dio si presenta come una zia o uno zio che tiene un lecca-lecca dietro la schiena come incentivo, in modo che un bambino svolga prima un compito.. "Se vai ... ti darò  queste cose ..."

Dio non ha ordinato ad Abram di essere un turista o un colonizzatore. Piuttosto, Dio aveva benedizioni da dare e Abram fu incaricato di diffondere quelle benedizioni. Invito pertanto i lettori a considerare questo testo come un mandato ad  di Abram di intraprendere un pellegrinaggio di benedizioni. La destinazione del suo pellegrinaggio non fu indicata, ma si supponeva che fosse già popolata. 

Pellegrinaggio di benedizioni

In Gen 12: 1-5, Dio offre ad Abram diversi incentivi ad andare, per 1) arrivare in una terra (che Dio non ha nominato), 2) diventare una grande nazione, 3) ricevere la benedizione di Dio, 4) diventare un grande nome, 5) diventare fonte di benedizione, 6) dare la benedizione di Dio (a quanti lo benedicono), 7) ricevere la protezione di Dio, diventare fonte di benedizione per tutte le famiglie della terra. È facile fondere questi incentivi, in modo che diventare una grande nazione (n. 2) e diventare un grande nome (n. 3) siano il risultato degli stessi processi attraverso cui Abram riceve (n. 3,5,7) e dona le benedizioni di Dio (n.6,8). Nome (onore) e nazione (controllo) sono tuttavia due processi che non necessariamente si intersecano.

In questa lettura iniziale, Dio ha chiamato Abram ad essere di  benedizione agli altri e anche a se stesso. Il luogo della sua missione non è stato nominato e la partenza di Abramo potrebbe essere letta come un pellegrinaggio nella fede (in Dio) e nel bisogno (di benedizioni).  Ciò significa che Abram doveva essere una benedizione per il popolo nella cui terra sarebbe entrato, oltre che una benedizione per tutte le famiglie della terra.

La benedizione effettiva per Abram non è identificata. Poiché sua moglie Sarai era sterile (Genesi 11,30), è tentato di aspettarsi che la sua benedizione includa l'avere dei figli. Man mano che la narrazione si sviluppa, questa è stata una delle aspettative di Abram (vedi Gen 15). Quindi è utile guardare a episodi della narrazione in cui Abram sposta le cose che Dio gli ha offerto. Riferendosi a "terra", "grande nome" e "grande nazione", Dio dà la possibilità ad Abram di spostare l'intenzione e la volontà di Dio.

La terra non nominata che doveva essere la sua destinazione non era destinata ad essere il suo possesso, e si attendeva che fose già abitata. Dio ha comandato ad Abram di andare a vivere tra popoli che, come previsto, non tutti lo accolglieranno. Molti lo benediranno, ma alcuni lo malediranno e così è la vita per tutti i migranti e i rifugiati: la buona accoglienza non dura e l'ospitalità verso di loro è spesso superficiale. In questa seconda lettura, Dio non ha chiamato Abram a possedere la sua destinazione senza nome, ma a compiere una missione di benedizione. La terra delle benedizioni non era terra nullius (terra disabitata e terra di nessuno), dottrina che giustificava l'occupazione di molte nazioni indigene. Il desiderio di entrare in possesso e occupare la terra è arrivato più tardi nel ciclo di Abraham.

Qualsiasi lettura che affermi che la narrazione attribuisce sovranità sulla terra ad Abram legge erroneamente Gen 12, 1 e cambia la benedizione di diventare una grande nazione e un grande nome in un'ideologia di nazionalismo. Il problema di questa ideologia è l'ipotesi che la sovranità (su terre e acque) appartenga esclusivamente ad una sola entità (come una monarchia) anziché essere condivisa tra collettività (inter-nazionalismo). La lettura di Gen 12, 1-5 come chiamata a una missione di benedizione giustifica la seconda ipotesi, perché ad Abram non fu detto di derubare le famiglie indigene della loro ricchezza e delle loro benedizioni, ma di essere uno strumento attraverso il quale tutte le famiglie del mondo potessero ottenere benedizioni per se stesse.

Abram è incaricato di essere una piattaforma o un letto, su cui arrivano le benedizioni. In questa lettura, la grandezza del nome e della nazione di Abram consisteranno nel suo diventare una piattaforma o un letto tra altri popoli e nazioni, piuttosto che nell'esercizio del potere e del controllo su quei popoli e sulle loro terre.

La benedizione è complicata

La benedizione, però, è un compito complicato. La benedizione di una sola persona potrebbe essere intesa come una maledizione da parte di altri, specialmente quando la benedizione comporta l'impossessarsi o il negare privilegi o beni da parte ad altri. Ho sentito parecchie lamentele in Australia e in Nuova Zelanda, ad esempio, secondo le quali le opportunità ricevute dalle comunità Pasifika riducono le opportunità per le comunità indigene e le altre minoranze. Le azioni positive a favore di un gruppo determinato sono percepite come svantaggi per gli altri. Allo stesso modo, la benedizione di Giacobbe ha approvato l'imbroglio di Esaù (Genesi 27, 33-35), la benedizione di Efraim ha derubato Manasse della sua giusta benedizione (Gen. 48, 17-20), e il ritorno a casa del figlio prodigo causò dolore a suo fratello, al quale "anche una giovane capra" era stata negata (Luca 15, 11-32). Se una benedizione arricchisce o impoverisce dipende da chi valuta la situazione e voglio semplicemente registrare qui che una benedizione potrebbe non essere gradita ad altri.

Una benedizione potrebbe anche essere un onere per i benedetti. Nessuna benedizione è esente da obblighi e non sorprende che alcuni personaggi biblici (come Mosè, Geremia e Isaia) non erano desiderosi di accettare, o persino volevano fuggire (come Jonah) la loro missione. La parola ebraica tradotta come "benedire" in Gen 12 è barak (ברך), che potrebbe anche essere tradotta come "maledizione". Nel decidere di tradurla solo come benedizione e non anche come maledizione i traduttori hanno sminuito la ricchezza del termine barak. Secondo questa nostra lettura la sovrapposizione e le interconnessioni di benedizione e di maledizione  sono aspetti importanti da sostenere.Di conseguenza, la missione a cui Dio chiamò Abram poteva essere una benedizione e una maledizione per lui stesso, per la sua famiglia, per la terra e per i popoli ai quali era stato mandato.

 Abram andò

Senza pronunciare una parola, Abram andò (Genesi 12: 3a). Il testo è aperto a speculazioni. Abram poteva essere un uomo di fede, che si fidava di Dio. Avrebbe potuto essere un uomo di carattere retto, che credeva nella missione di benedizione. È andato perché Dio era affidabile e perché la benedizione valeva la pena di essere diffusa.

Con lui sono andati Lot e Sarai, portando con sé le vite (servi, schiavi) e la ricchezza che avevano accumulato a Haran (Genesi 12, 5). La loro non era una famiglia povera. Avevano una casa che non sono stati costretti ad abbandonare, possedevano proprietà di cose e persino vite per servire i loro bisogni e le loro iniziative. Non erano disperati. Non erano rifugiati. Avrebbero saputo che cosa significa essere benedetti. Così, quando Abram tranquillamente e rapidamente fece partire la sua famiglia in Gen. 12, 4, sospetto che lo faceva per raccogliere maggiori benedizioni.

Quando arrivarono Abram e il suo seguito scoprirono che i cananei (gente del paese) erano già lì (Gen 12,6). Canaan era già popolato. Tuttavia, Dio dichiarò che la terra di Canaan era destinata al seme o discendenti di Abram, e Abram costruì un altare per confermare il suo consenso (Genesi 12, 7). Quest’ultima azione di Abram solleva delle domande sulla sua partenza silenziosa da Haran. Abram accettò la chiamata di Dio? Si è spostato per svolgere la missione di benedizione? La sua silenziosa partenza era testimonianza di adesione o di fuga?

Poco dopo il suo arrivo, Abram si trasferì e costruì un altro altare, tra Bethel e Ai (Genesi 12, 8). Poi si mosse di nuovo, come un esploratore ispirato che cercasse altre terre per rivendicarle alla corona. Questa volta finì nel Sud desertico (Gen 12, 9). Non si fa menzione se il suo nome è diventato grande o se i suoi movimenti abbiano aperto i cancelli della benedizione, ma nel segnalare i suoi movimenti in rapida successione la narrazione lo ritrae come inquieto. Non è rimasto abbastanza a lungo in un posto per diventare una piattaforma / letto per la benedizione. La missione di benedizione che era nell'interesse di altri non era l'impegno di Abram.

E allora?

La lettura che precede ci invita a 1) spostare la premessa della lettura di Gen 12, 1-5 dalla promessa alla benedizione, a 2) contestare le pretese di sovranità sulla terra di Abram sulla base di Gen 12, 1-9, 3) a  problematizzare ciò che si aspetta sia una benedizione e il suo valore, e 4) a porre in discussione l'approvazione silenziosa e rapida di Abram della sua missione. Questi passaggi invitano a ripensare la narrazione di Abram e l'esecuzione della sua missione.

 

[1] Primo di una serie di 12 studi biblici che verranno pubblicati mensilmente ispirati ai temi relativi al Pellegrinaggio di giustizia e di pace lanciato alla decima Assemblea a Busan.

[2] Jione Havea, a native minister in the Methodist Church of Tonga, is Senior Lecturer in Biblical Studies at United Theological College, Charles Sturt University, Australia. Jione Havea è un ministro indigeno  della Chiesa metodista del Tonga, è lettore Senior in studi biblici al United Theological College, Charles Sturt University, Australia.

[3] This bible study is drawn from a reading offered in the article “Matangi teka (wind shift): Reading the Commission of Abram from Pasifika,” International Review of Mission 105.2 (November 2016), 257-67.. Lo studio biblico è ripreso da una lettura pubblicata nell’articolo Matangi teka (soffio di vento): Reading the Commission of Abram from Pasifika,” International Review of Mission 105.2 (November 2016), 257-67..