Trinità di Rublev

 

Andrej Rublëv
Icona della Trinità
, 1410 circa

 

Il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui... (Gen 18,1ss.)


notizie ed iniziative sulla celebrazione dell'anniversario della Riforma


DAL MONDO DELL'ECUMENISMO *

* in collaborazione con Il Regno


DAL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE


 

           Vescovo Anba Thomas. © Albin Hillert/WCC

19 Dicembre 2016

Come possono i padri fondatori dei primi tempi della Chiesa informarci come cristiani del 21° secolo, di ciò che è al centro della loro teologia, e come possiamo continuare a immaginare un futuro di unità nella Chiesa? Le domande erano numerose quando studiosi, studenti e teologi,  si sono incontrati dal 14 al16 dicembre presso l'Istituto Anafora vicino al Cairo, in Egitto, per esplorare il tema: "Sant'Ireneo e un'umanità illuminata".

Thierry Magnin, rettore dell’Università Cattolica di Lione (UCLY) spiega, "Credo che la teologia di sant’Ireneo sia per molti versi un terreno comune tra le tradizioni orientali e occidentali del cristianesimo. Nella nostra Università ci siamo dapprima impegnati in una collaborazione con l'Istituto Anafora per un progetto di formazione sui diritti umani e lo sviluppo locale, ma poi, nel nostro lavoro, siamo arrivati sempre più a capire che Sant’Ireneo è davvero un padre comune nelle nostre diverse tradizioni di chiesa, e così abbiamo deciso di organizzare una conferenza qui insieme, per esplorare ulteriormente questo aspetto".

 

Un ponte fra Est e Ovest

"Credo che nella cultura occidentale cerchiamo sempre di più oggi, in un tempo di globalizzazione, di essere aperti a molte culture. E così facendo abbiamo bisogno di avere un collegamento con le comuni radici cristiane per capire veramente il mondo e per realizzare una globalizzazione delle culture ", dice Magnin.

"Sant’Ireneo proviene dall'Oriente, ma poi va verso l'Occidente e dà vita a una teologia che integra entrambe le culture", aggiunge. "Così, quando si guarda alla sua teologia, una teologia molto aperta che tiene conto di entrambe le culture, possiamo cogliere importanti opportunità per l’oggi".

 Joshua, del  monastero copto ortodosso San Macario, continua, "Questa conferenza ci insegna ciò che hanno detto i padri fondatori circa la divinizzazione di tutta l'umanità. Dal momento che la teologia di sant’Ireneo è stata portata e compresa in Oriente, penso che i cristiani d'Occidente e d'Oriente hanno davvero  un’unica e uguale  teologia”.

"Ireneo, un appartenente alla cultura orientale - riflette Marie-Hélène Robert della UCLY -    e che era stato inviato  in Occidente, può farci vedere oggi che se anche molte volte possiamo avere grandi discussioni su un’unica parola, quando facciamo un passo indietro scopriamo che la nostra realtà è esattamente la stessa. "

Robert continua: "dal mio punto di vista, la teologia di sant’Ireneo è molto ben strutturata e precisa, ma è anche esplorativa di un mondo nuovo. Ireneo conosce tutti gli gnosticismi del mondo, ma non è affascinato da essi. Egli è diretto, corretto e giusto,  egli è fedele. E per il nostro secolo credo che sia molto importante constatare che come cristiani non possiamo fare quello che vogliamo con la dottrina: abbiamo il Vangelo e bisogna ascoltare per trovare ciò che è bene per la nostra vita. "

 

Ireneo e l’esperienza ecumenica

"Possiamo scavare in profondità gli aspetti tecnici dello studio teologico", dice il vescovo copto Anba Thomas di Qussia, fondatore dell'Istituto Anafora, nel riepilogare la conferenza, "ma voglio anche sottolineare l'importanza dell'esperienza pratica qui a Anaphora".

"Sant’Ireneo si concentrata sulla chiesa mondiale considerandola come un solo corpo", dice Thomas. "E la nostra visione ad Anafora è stata quella di sottolineare che qui non ci sono stranieri, come in Cristo, siamo tutti uno a sua immagine. Vogliamo che la vita sia una implementazione pratica di quella dimensione degli insegnamenti di Sant’Ireneo, nei quali si descrive la chiesa con la bella immagine di un albero che possiede radici profonde, forti e rami aperti".

Robert continua nella sua riflessione: “incontrandoci qui ad Anafora, possiamo comprendere che ci sono spesso molte diversità nella nostra vita quotidiana, abbiamo mentalità diverse, diversi punti di vista, ma che è molto utile incontrarsi e condividere insieme l'amicizia e la preghiera. Incontrarci qui non equivale a inviare denaro o  essere un turista da qualche parte, ma è un incontro in profondità, che è importante per tutta la Chiesa e l'umanità".

"Possiamo constatare qui che siamo veramente fratelli e sorelle, e non solo degli stranieri. È importante per tutti rompere questo isolamento e aprirci ", dice Robert.

Anthony Raj, un francescano cappuccino proveniente dall’India e studente in un Master presso l’UCLY, conclude: "Ciò che mi colpisce nel venire qui a conoscere Ireneo, come parte dei miei studi, è che vediamo già presente qui  la Chiesa universale"

"Sono cattolico e potrei per lo più parlare della Chiesa cattolica, e qui ci sono copti, anglicani e luterani - dice Raj -  ma quando ho ascoltato le relazioni, non vi è stato alcun riferimento a una particolare tradizione della chiesa, o a un particolare modo di procedere, ma tutti hanno parlato dei diversi valori connessi all’essere una persona umana. Sotto tutti i punti di vista constatiamo che in qualche modo non sono le nostre divisioni a fare differenze tra di noi, ma piuttosto che veniamo uniti nei valori di Cristo".

Albin Hillert*

 

*Albin Hillert  è consulente in comunicazione, giornalista e fotografo con base a Umeå,  Svezia.