07 ottobre 2016

Invitata dal Consiglio ecumenico delle Chiese e dall’Alleanza internazionale delle donne, Torild Shard, autrice norvegese di ricerche sulla parità di genere e sulle donne di potere, ha tenuto una conferenza stampa lunedì 3 ottobre a Ginevra.

Ha ricordato come gli obiettivi in materia di uguaglianza non vengono sempre raggiunti e messi in opera.

Sulla carta la parità di genere è garantita, ma nella pratica quotidiana le donne faticano ad arrivare al 30% di presenze nei parlamenti. L'Onu aveva fissato all'anno 2000 il termine per una effettiva uguaglianza anche nella rappresentatività politica, ma ciò pare assai lontana dall'essere realtà.

E le percentuali si riducono in maniera ancor più sensibile a mano a mano che si sale nella scala gerarchica: le stanze dei bottoni sono ancora un regno quasi soltanto maschile. Sono questi i dati snocciolati da Skard, ex segretaria generale del ministero degli esteri norvegese.

Le donne sono infatti il 17% dei ministri in carica e il 7% dei dirigenti delle grandi aziende pubbliche e private.

«Le persone che detengono il potere utilizzano tecniche e strumenti per mantenere e perpetuare il ruolo acquisito. Non dobbiamo dimenticare dunque che se vogliamo raggiungere davvero la parità questo processo comporta rinunce, vincitori e vinti».

Trattenere informazioni o renderle illeggibili, ridicolizzare le esigenze delle minoranze, creare divisioni per regnare in solitudine, sono tutti strumenti perpetuati per mantenere fisso e immobile il potere.

Skard ha citato vari esempi che stanno contribuendo ad annacquare il dibattito, a renderlo invisibile. A partire dal linguaggio utilizzato. Ad esempio la dizione "parità di genere" che ha sostituito la precedente "parità fra uomini e donne" contribuendo a mischiare e confondere le acque.

Ha inoltre ricordato le differenze di vocabolario utilizzato e che anch'esse strumenti per perpetuare un potere che non deve mutare: «Di un uomo in carriera si dice che è ambizioso, di una donna che è aggressiva. Per non parlare delle difficoltà a gestire la coesistenza fra lavoro e famiglia, tradizionale terreno delegato all'universo femminile».

Per Torild Skard la soluzione deve essere politica: «Bisogna chiedere ai partiti quale ruolo giocano su questo tema, quale posizione assumono. Gli incarichi di primo piano sono a quasi totale esclusività maschile, bisogna chiedersi con forza il perché di tutto questo, il perché tale tendenza risulta così poco studiata. Sono rimasta shoccata ad esempio che nessuno studio di genere sui flussi dei migranti sia ancora stato effettuato, eppure quella delle genti in cammino è la maggiore sfida per la nostra epoca. Ma anche in questa circostanza la questione di genere viene ignorata. Sul tema bisogna essere militanti, donne e uomini insieme».

Riforma.it