8 novembre 2016

«Questo è il momento di farsi avanti e agire come fiduciari di Madre Terra. Insieme, con il sostegno reciproco, possiamo andare avanti e più velocemente», si legge nel «COP22 Interfaith Statement», un documento preparato dalle comunità di fede coinvolte nel lavoro di advocacy sui cambiamenti climatici in occasione della 22ma Conferenza Onu sul clima (COP) che è iniziata ieri a Marrakesh (Marocco) e si concluderà 18 novembre.

La Conferenza sul clima ha preso il via a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’accordo di Parigi (4 novembre), adottato da 195 Stati, che è un consenso globale senza precedenti che mira a ridurre le emissioni di gas serra, e a costruire una maggiore resilienza agli impatti climatici. Le comunità di fede continuano a lavorare sodo per rendere l’accordo di Parigi una realtà in molte parti del mondo.

Tra le altre questioni che le comunità di fede sosterranno attivamente alla conferenza di Marrakesh:

– un rinnovato impegno da parte degli Stati a ridurre le emissioni di gas serra, per raggiungere l’obiettivo di bloccare la temperatura globale al di sotto di 1,5° C rispetto ai livelli pre-industriali;

– uno spostamento collettivo dei fondi sovrani e fondi pensione del settore pubblico dai combustibili fossili verso energie rinnovabili;

– un maggiore investimento dei flussi finanziari globali sull’energia rinnovabile per contrastare la povertà energetica;

– controlli più severi su quegli accordi commerciali che, ricorrendo a tribunali extragiudiziali, aggirano le politiche governative.

– una speciale azione attraverso i social media per celebrare l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi e per invitare la gente a firmare il documento COP22 Interfaith Statement.

Molte persone stanno già cambiando le loro priorità e i loro stili di vita per proteggere il pianeta, ha detto il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, past. Olav Fykse Tveit. «Tanti partecipano con noi, fisicamente o simbolicamente, al pellegrinaggio per la giustizia climatica e la pace», ha detto. «Crediamo di avere il potenziale per fare ciò che è giusto per i poveri, coloro che contribuiscono meno alle emissioni e che tuttavia ne soffrono le maggiori conseguenze. Crediamo che ci sia stata data da Dio, il Creatore, questa responsabilità, ma anche la capacità di cambiare».

Riforma.it