12 Ottobre 2016

Una visita al campo profughi al-Za'atari, che attualmente ospita più di 80.000 persone che fuggono dal conflitto della Siria, è stata un’esperienza che cambia la vita per i membri della Commissione delle Chiese per i problemi internazionali (CCIA)  che si è riunita recentemente ad Amman, Giordania.

La CCIA, una commissione del Consiglio ecumenico delle Chiese, ha tenuto la particolare riunione del gruppo centrale il 26-28 settembre ad Amman, località scelta quest’anno  alla luce dell’orientamento del CEC  sulla regione del Medio Oriente  per il suo pellegrinaggio di giustizia e di pace. Durante l’incontro,  il gruppo ha passato in rassegna il recente lavoro del CEC e ha programmato le attività del prossimo anno relative alla costruzione della pace, ai diritti umani e alla dignità umana.

Il 26 settembre, il gruppo ha visitato il campo profughi al-Za'atari, che si trova a circa 70 chilometri a nord di Amman.  Il campo,  che ospita  80.000 rifugiati siriani,  è considerato il più grande campo profughi siriano in tutto il mondo,  equivalente per dimensioni alla quarta città della Giordania. Le condizioni di vita nel campo sono difficili. "Ma ciò che ci ha colpito di più non sono stati i numeri, ma il modo in cui i giordani sono pronti ad assistere i rifugiati", ha detto il Rev. Frank Chikane, moderatore della CCIA. "È stata un'esperienza umiliante. La Giordania non è il paese più ricco, non la nazione più grande in termini di numeri, ma si sta prendendo cura di una quota straordinaria di rifugiati, ben oltre ciò che gli altri stanno facendo."

"Anche se la situazione attuale sta mettendo pressione sulle risorse del paese, i giordani sono pronti a fare anche più delle loro possibilità  per fare in modo che si prenda cura dei rifugiati nel loro territorio", ha detto Chikane. "Ci hanno detto che negli ultimi anni la Giordania ha ospitato 1,2 milioni di profughi. Hanno bisogno di un paese che abbia un cuore un cuore capace di riceverli, e ciò testimonia la generosità della gente di Giordania. "

"Le chiese devono fare tutto il possibile per fare in modo  che questa guerra volga al termine -  ha detto Chikane - e ciò comprende l'interazione con tutte le parti coinvolte per assicurarsi che coloro che hanno il potere di porre fine a questa guerra facciano la loro parte, ed anche che i siriani siano in grado di tornare a casa e di vivere una vita normale ".

Noi crediamo che trovare la pace sia nell'interesse di tutti i popoli del Medio Oriente. Ci troviamo di fronte al fatto che l'anno prossimo sarà il 50 ° anno della occupazione di Gaza, Gerusalemme Est e Cisgiordania. Questo indica l’incapacità dell'umanità e della leadership del mondo a porre fine a questa tragedia,” ha detto Chikane. “È nell'interesse di entrambi - i palestinesi e gli israeliani - garantire davvero che gli accordi raggiunti siano implementati, per porre fine alla dolorosa situazione che queste persone stanno attraversando".

Nella Bibbia, l’anno del giubileo è l'anno in cui le persone vengono liberate, i debiti vengono cancellati ed in cui occorre fare la pace con tutti. "L'anno giubilare ha un forte significato simbolico particolarmente  nella regione del Medio Oriente. Speriamo che, con l’avvento del 50°, la promessa di autodeterminazione e uno Stato palestinese vitale, indipendente e contiguo diventino una realtà", ha detto Chikane.

Tra le altre iniziative legate a questi problemi, il CEC ha in programma una grande conferenza internazionale nel 2017 per sottolineare  il 50 ° anniversario dell'occupazione e il 100 ° anniversario della Dichiarazione Balfour, e di dare un seguito ai risultati  del vertice delle Nazioni Unite per i rifugiati e i migranti (tenutosi a New York il 19 settembre), oltre a continuare il suo impegno per una pace sostenibile in Siria e in Iraq.

Commissione delle Chiese per i problemi internazionali