30 giugno 2015

La lotta alla pandemia occupa oggi un posto prioritario nell’agenda delle chiese cristiane

Il 26 giugno scorso si è concluso a Limuru, Kenya, un incontro di tre giorni del Gruppo
internazionale di riferimento del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), responsabile delle
iniziative ecumeniche e delle azioni politiche nel campo dell’Hiv e dell’Aids (EHAIA).

La presidente uscente, Astrid Berner Rodoreda, ha ricordato la reticenza che circondava il tema
della sessualità negli ambienti ecclesiastici, quando il gruppo si incontrò per la prima volta nel
2003. Fin dall’inizio, ci si rese conto che, essendo l’Hiv e l’Aids infezioni trasmesse
sessualmente, la chiesa doveva affrontare la questione della sessualità, tema difficile in molte
chiese, considerato tabù in alcune altre comunità.

Rodoreda è stata accompagnata dal suo successore, il vescovo Godson Lawson del Togo,
pastore metodista, che ha inoltre osservato che quando il Gruppo internazionale fu istituito, la
questione dell’Hiv occupava una posizione bassa nell’agenda delle chiese, mentre oggi, la
maggior parte delle chiese membro del Cec hanno un gruppo di lavoro che si occupa di questa
tematica.

La presidente uscente dell’EHAIA ha tuttavia detto che si registrano delle battute d’arresto nella
lotta contro la pandemia perché molti paesi non vedono più l’Hiv e l’Aids come un’emergenza, in
gran parte a causa dei programmi gratuiti antiretrovirali (Arv). «Un sacco di persone usufruiscono
del trattamento, ma molti sono lasciati fuori», ha detto.

Rodoreda ha infine lodato il programma EHAIA per le iniziative volte ad elaborare nuovi modelli di
maschilità, attraverso il coinvolgendo degli uomini in percorsi che pongano fine alla violenza
sessuale e di genere.

L’ultima sessione dell’incontro di Limuru è stata dedicata agli adolescenti, importante segmento
della popolazione che affronta l’Hiv e l’Aids. In particolare questo aspetto è stato trattato nella
conferenza pubblica «Adolescenti, Hiv, violenza sessuale e sessualità», che si è tenuta presso
l’Università San Paolo di Limuru, a cura del past. Phumzile Mabizela, direttore esecutivo della
Rete internazionale dei leader religiosi che vivono con l’Aids (Inerela+).

La conferenza è stata preceduta da una cerimonia nella quale sono stati piantati alberi per
celebrare il decimo anniversario del progetto «Gli alberi della speranza e della vita di Tamar».

Da Riforma.it