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La Commissione verità e riconciliazione evidenzia gli abusi subiti dai bambini dei popoli indigeni nelle scuole gestite dalle chiese

12 giugno 2015

 A seguito della pubblicazione di una relazione della Commissione verità e riconciliazione del Canada, le chiese canadesi membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) stanno iniziando quello che riconoscono sarà un pellegrinaggio doloroso verso il riconoscimento del maltrattamento subito dalle popolazioni indigene del loro paese, e l’impegno che tale abuso non accadrà mai più.

La relazione, che comprende sei anni di ricerca, nel corso dei quali sono state raccolte circa 6.750 interviste, evidenzia nel dettaglio l’allontanamento forzato dei bambini indigeni dalle loro case e i successivi abusi che molti di loro hanno sofferto presso le scuole residenziali sponsorizzate dal governo e gestite dalle chiese. Le scuole cominciarono ad operare nel 1883; l’ultima è stata chiusa nel 1998.

 

 

 

La Commissione ha rilevato che almeno 3.201 studenti sono morti mentre frequentavo le scuole, molti a causa di maltrattamento o abbandono.

Riconoscere il ruolo che le chiese hanno giocato negli abusi porta con sé la responsabilità di agire per cambiare le politiche che hanno permesso che ciò accadesse, ha detto Mark MacDonald, presidente Cec per il Nord America e vescovo indigeno nazionale della Chiesa anglicana del Canada. Nel corso della colonizzazione, ha proseguito MacDonald, è evidente che vi sono state alcune distorsioni nella prassi e nell’insegnamento compiuti dalle chiese. «La riconciliazione è sempre stata il cuore di ciò che siamo, ma quel messaggio si è perso nella colonizzazione. Quando perdiamo di vista questo, facciamo proselitismo. La riconciliazione invece è un movimento spirituale verso il progetto che Dio, in Cristo, ha per il mondo».

Le Chiese canadesi membro del CEC hanno sollecitato il Governo locale a firmare la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni. Nella sua relazione, la Commissione verità e riconciliazione propone 94 raccomandazioni, tra cui una revisione del sistema sanitario dell’infanzia rivolto ai bambini indigeni.

Per cambiare un sistema di discriminazione e abuso è necessario comprendere il proprio passato, ha detto Jennifer Henry, direttore esecutivo di Kairos Canada, organizzazione che sta conducendo iniziative ecumeniche di giustizia. «Abbiamo bisogno di comprendere in modo nuovo come il paese è stato costruito e come ciò ha determinato alcune situazioni difficili che vanno affrontate nel presente. La sfida è cercare di contrastare la diseguaglianza che esiste tra i popoli indigeni e le popolazioni non indigene. Non si può solo parlare di un nuovo futuro, di riconciliazione, bisogna realizzarlo attraverso atti significativi».

Le chiese membro del CEC in Canada hanno espresso la speranza che il dialogo ecumenico possa contribuire ad arricchire la loro comprensione della riconciliazione.

La riconciliazione richiede non solo che cambi la mentalità dei singoli, ma anche che si realizzino cambiamenti sistemici e strutturali nelle politiche e nelle leggi che discriminano i popoli indigeni, ha detto il past. Olav Fykse Tveit, segretario generale del CEC. «La riconciliazione significa che i rapporti di reciproco rispetto devono avvenire a livello individuale, comunitario e strutturale», ha detto. «Per riparare la ferita morale del passato ci è chiesto non solo di modificare il nostro rapporto con le popolazioni indigene, ma anche di affrontare le gravi conseguenze che la chiesa ha determinato partecipando a questi mali sistemici».

Il mondo ora può ascoltare le storie di alcuni dei 150.000 bambini dei popoli indigeni del Canada (Prime Nazioni, Inuit, Metis) che sono stati sottratti ai loro genitori e iscritti forzatamente nelle scuole residenziali.

Natasha Klukach, dirigente del programma CEC per i rapporti con le chiese membro, e membro della Chiesa anglicana del Canada, ha detto che sentire in prima persona questi racconti cambia il proprio punto di vista sulle gravi conseguenze del maltrattamento che i bambini hanno ricevuto nel sistema scolastico residenziale.

«Quando senti direttamente dai sopravvissuti le testimonianze degli abusi sessuali che hanno sopportato e l’impatto degli abusi fisici e mentali sulla vita, l’angoscia contenuta in quelle storie deve trasformarsi e portare ad azioni significative. Le voci dei sopravvissuti dovrebbero guidare la società canadese e le chiese a sperare una nuova realtà».

Da:    Riforma.it