Pranita

Rose

 Margherite

Le celebrazioni  di apertura dell’anno cinquecentenario della Riforma del 31 ottobre 2016 , dopo la preghiera comune nella cattedrale di Lund, sono continuate nella Malmö Arena, caratterizzate dalla presa di coscienza della responsabilità dei cristiani di dare testimonianza all’Evangelo insieme. 

Hanno preso la parola quattro testimoni.

 Pranita Biswasi, donna indiana di 26 anni dello stato dell’Odisha, dove la maggioranza della popolazione vive sotto la soglia di povertà, ha parlato dei cambiamenti climatici e dei danni ambientali, che colpiscono soprattuto i più poveri e fra queti le donne.

Monsignor Hector Gaviria, direttore di Caritas Colombia, ha parlato della guerra civile che con la guerriglia delle FARC e di altri movimenti para-militari,  ha squassato per oltre mezzo secolo il suo paese.

Marguerite Barankitse dal Burundi, ha raccontato che quando è scoppiata la guerra civile nel 1993, ha deciso di adottare sette bambini «ed è stato l’inizio di una missione. Quando il genocidio è iniziato ho nascosto questi e altri 25 bambini orfani». Marguerite ha realizzato la Maison Shalom (casa della pace), «per consolare, riconciliare e ridare speranza a bambini che hanno perso tutto. La nostra convinzione è che l’odio non ha mai l’ultima parola».

Rose Lokonyen, giovane rifugiata di 23 anni, fuggita dal Sud Sudan nel 2002, oggi vive in Kenya. Quando aveva 14 anni i genitori tornarono in Sud Sudan per cercare i nonni, e lei si è presa cura degli altri fratelli, perché era la più grande. Oggi lavora cercando di motivare le ragazze a frequentare la scuola, che molte abbandonano perché devono prendersi cura dei loro parenti o dei loro fratelli più piccoli». Si è dedicata alla corsa, è diventata un’atleta olimpica, e ha portato la bandiera della squadra dei rifugiati ai Giochi di Rio de Janeiro. 

In risposta alle testimonianze hanno parlato il vescovo Munib A. Younan, Presidente della Federazione Luterana Mondiale, e papa Francesco.

 Younan ha affermato: . «Oggi a Lund e Malmö noi stiamo sperimentando il moderno miracolo dello Spirito Santo che i discepoli hanno sperimentato nella mia città natale, Gerusalemme duemila anni fa» e ha ha invitato con forza a mettere in pratica la giustizia.

“Oltre ad annunciare il Vangelo dell’amore di Dio che ci abbraccia, come abbiamo sentito dalla nostra sorella del Burundi, sfidiamo ogni Stato del mondo, a "fare giustizia" come dice Michea, per tutte le comunità che vivono l'ingiustizia! (Michea 6,8), Si mettano da parte gli interessi politici e si lavori per la dignità di ogni figlio di Dio”.

 «Dopo aver ascoltato queste forti testimonianze, che ci fanno pensare alla nostra vita e al modo in cui rispondiamo alle situazioni di necessità che si trovano accanto a no i- ha detto papa  Francesco desidero ringraziare tutti i Governi che assistono i rifugiati, i profughi e coloro che chiedono asilo, perché ogni azione in favore di queste persone che hanno necessità di protezione rappresenta un grande gesto di solidarietà e di riconoscimento della loro dignità. Per noi cristiani è una priorità andare incontro agli scartati e agli emarginati del nostro mondo e rendere tangibile la tenerezza e l’amore misericordioso di Dio, che non scarta nessuno, ma accoglie tutti».

Dopo Francesco è intervenuto il vescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo, che ha presentato la tragica situazione siriana e dei paesi mediorentali ed ha sottolineato l’importanza dell’impegno comune di Caritas Internationalis e del World Service della Federazione Luteran, che proprio in occasione della clebrazione di Malmö hanno firmato una Dichiarazione di intenti.

Leggi

Le Testimonianze

La Risposta di Munib Younan

Il discorso di papa Francesco

La Dichiarazione di Intenti

Tags  papa Francesco;  Federazione luterana mondiale;  testimonianzasolidarietàYounanLund e Malmö