04 aprile 2017

«Cristo è forse diviso? È ancora a questa domanda, posta dall’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto, che oggi nel Cinquecentenario della Riforma siamo tenuti a dare risposta». Così ha esordito il vescovo luterano Heinrich Bedford-Strohm, presidente della Chiesa evangelica in Germania (EKD), nella tavola rotonda che ha concluso in Vaticano il convegno internazionale dal titolo: Lutero 500 anni dopo. Una rilettura della Riforma luterana nel suo contesto storico ed ecclesiale.

Organizzato dal Pontificio Comitato di scienze storiche, il convegno ha riunito dal 29 al 31 marzo scorsi accademici ed esperti di diverse università europee per calare la figura e l’esperienza di Lutero nel contesto storico ed ecclesiastico europeo del XVI secolo. Alla tavola rotonda, moderata da padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di scienze storiche, sono  intervenuti, oltre a Strohm, il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani; Serge-Thomas Bonino, della Commission Théologique Internationale; Karl Gervin, pastore titolare della cattedrale luterana di Oslo; e i giornalisti Jörg Bremer (Frankfurter Allgemeine Zeitung) e Andrea Tornielli (La Stampa).

Bedford-Strohm ha delineato tre elementi di attualità della Riforma di Lutero da condividere ecumenicamente. 

Il primo è costituito dalle 95 tesi. «Chiediamoci: queste tesi possono ancora dividerci? L’invito a fare dell’intera nostra vita un’occasione di penitenza e di pentimento può vederci in disaccordo? Davanti alla divisione dei cristiani, non dovremmo forse fare penitenza?».

Il secondo elemento è l’unione, nel pensiero di Lutero, di fede ed amore. «Lutero non ha separato fede e opere», ha sottolineato il vescovo luterano, spiegando piuttosto che questi due termini sono stati posti da Lutero in un rapporto diverso, capace di dar vita nel credente a «un’esistenza gioiosa al servizio del prossimo». Una vita orientata quindi «alla difesa dei deboli, dei poveri e degli stranieri, volta al superamento della violenza e a essere segno di riconciliazione».

L’ultimo elemento riguarda invece il concetto di libertà. «È la libertà del cristiano che costituisce il luogo d’incontro tra fede e opere nella teologia di Lutero», ha sostenuto Bedford-Strohm citando il celebre scritto di Lutero La libertà del cristiano (1520) nel quale il teologo tedesco dà questa duplice definizione di cristiano: «Un cristiano è un libero signore sopra ogni cosa, e non è sottoposto a nessuno» e «Un cristiano è un servo volonteroso in ogni cosa, e sottoposto a ognuno». Da un lato, la libertà della coscienza cristiana, informata dall’evangelo, davanti a qualsiasi autorità terrena; dall’altra, la libertà come servizio verso il prossimo.

Papa Francesco ha ricevuto i partecipanti al Convegno nella sala Clementina ed ha dichiarato: «Vi confesso che il primo sentimento che provo di fronte a questa lodevole iniziativa del Pontificio Comitato di Scienze Storiche è un sentimento di gratitudine a Dio, accompagnata anche da un certo stupore, al pensiero che non molto tempo fa un convegno del genere sarebbe stato del tutto impensabile. Parlare di Lutero, cattolici e protestanti insieme, per iniziativa di un organismo della Santa Sede: veramente tocchiamo con mano i frutti dell’azione dello Spirito Santo, che sorpassa ogni barriera e trasforma i conflitti in occasioni di crescita nella comunione».

Dopo aver sottolineato come uno «studio rigoroso libero  da pregiudizi e polemiche permette alle Chiese, oggi in dialogo, di discernere e assumere quanto di positivo e legittimo vi è stato nella Riforma» e aver ricordato che «dopo cinquanta anni di dialogo ecumenico tra cattolici e protestanti, è possibile compiere una purificazione della memoria, che non consiste nel realizzare un’inattuabile correzione di quanto è accaduto cinquecento anni fa, bensì nel «raccontare questa storia in modo diverso (Commissione Luterana-Cattolica Romana per l’unitàDal conflitto alla comunione, 17 giugno 2013, 16)», ha concluso: «Oggi, come cristiani siamo tutti chiamati a liberarci da pregiudizi verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diverso, a scambiarci vicendevolmente il perdono per le colpe commesse dai nostri padri e ad invocare insieme da Dio il dono della riconciliazione e dell’unità».

Leggi il discorso di papa Francesco

Fonti: Nev.it e il sito web della Santa Sede

Tags: papa Francesco;  Bedford-Strohm