12 novembre 2016

Memoria, Parola, testimonianza.

Si è giocata attorno ad alcune parole chiave, ideali punti cardinali per il futuro del dialogo, la visita del Papa a Lund. Un viaggio storico che segna, per parafrasare il pastore Martin Junge segretario generale della Federazione luterana mondiale, «l’impossibile che si realizza». Mai infatti un vescovo di Roma aveva partecipato alla commemorazione dell’evento che 499 anni fa fratturò il cristianesimo occidentale. Né alcun altro prima di Francesco aveva voluto spendersi così clamorosamente in prima persona, a rischio di alimentare le rimostranze di quella minoritaria ma battagliera parte del mondo cattolico che lo contesta.

Andando in Svezia, papa Bergoglio ha rilanciato la cultura dell’incontro come nota dominante del suo pontificato, ha indicato una volta di più nella preghiera il motore del cammino ecumenico, ha testimoniato come l’unità tra i cristiani non sia un optional ma una priorità. Una meta, tuttavia che per essere raggiunta deve fare i conti con una storia di divisioni, di incomprensioni, di chiusure reciproche mai davvero superate. Eppure una strada c’è. Se infatti il passato risulta immutabile, la memoria, il modo di "farla" possono essere trasformate, provando a considerare le ragioni dell’altro, alimentando il cammino di riconciliazione con semi di vita nuova. Tra i segni più dirompenti della visita svedese, ha detto in proposito il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fcei, c’è la ripresa da parte di un Papa dell’immagine della vigna cioè la Chiesa, che nella bolla Exsurge Domine di Leone X subiva l’irruzione del «cinghiale selvatico», a rappresentare in modo sprezzante il riformatore tedesco Lutero. Mezzo millennio dopo i termini sono completamente cambiati. «Dio è il padrone della vigna – ha detto infatti Bergoglio – e con amore immenso la nutre e la protegge; lasciamoci commuovere dallo sguardo di Dio; l’unica cosa che egli desidera è che rimaniamo uniti come tralci vivi a suo Figlio Gesù».

In questo senso i campi di impegno certo non mancano. Senza negare le differenze, che restano, dalla Svezia è risuonata con forza la chiamata alla testimonianza comune sul fronte della tutela della dignità dell’uomo, specie se povero e abbandonato, al dovere dell’accoglienza, alla promozione della pace, alla salvaguardia della casa comune. «Oggi, in particolare – si legge nella Dichiarazione congiunta firmata a Lund da Francesco e dal vescovo Munib Younan, presidente della Federazione luterana mondiale –, noi alziamo le nostre voci per la fine della violenza e dell’estremismo che colpiscono tanti Paesi e comunità, e innumerevoli sorelle e fratelli in Cristo. Esortiamo luterani e cattolici a lavorare insieme per accogliere chi è straniero, per venire in aiuto di quanti sono costretti a fuggire a causa della guerra e della persecuzione, e a difendere i diritti dei rifugiati e di quanti cercano asilo». Una volontà di impegno comune che, ancora una volta non vuole nascondere le differenze, in ambito teologico piuttosto che in campo ecclesiologico ed etico, ma che senza per questo farle proprie, le accetta come terreno di confronto. Significativa in questo senso l’accoglienza del Papa da parte dell’arcivescova luterana Antje Jackelén, cioè una donna ministro, importante il riconoscimento del ruolo di Lutero come pungolo al processo di riforma di tutta la Chiesa, innovatore al punto da compiere passi decisivi per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo. Considerazioni che gli storici hanno fatto proprie da tempo ma che suonano nuove, in qualche modo dirompenti, se rilanciate da un Papa, specie in un contesto secolarizzato e post cristiano come le società occidentali di oggi. E certo la Svezia non fa eccezione.

«Riconosciamo che tra di noi è molto più quello che ci unisce di quello che ci separa» – è risuonato con forza a Lund e Malmö –. E ancora: «Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri». Ora si tratta di fare in modo che queste "belle parole" non restino semplici dichiarazioni di intenti. La sfida è far fruttare il cammino che nel corso degli anni ha portato all’Accordo del 1999 sulla Dottrina della giustificazione e nel 2013 al documento "Dal conflitto alla comunione", cornice e al tempo stesso viatico al viaggio di Francesco. La visita ecumenica del Papa in Svezia?. Un gesto coraggioso, di più una profezia, ha sottolineato il pastore Heiner Abbas Bludau decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi). Perché «una profezia non è fatta solo di Parole che ci comunicano la volontà di Dio. Ma significa anche vivere il domani di Dio già oggi».

Riccardo Maccioni

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