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Risposta a "Fede e Costituzione"
riguardo al documento sulla Chiesa
Il
Gruppo Teologico del Segretariato Attività Ecumeniche (Italia)
ha studiato il documento Natura e scopo della Chiesa di «Fede
e Costituzione» in tre sedute di lavoro svoltesi a Roma il 17-18
settembre 2001, il 3-4 gennaio 2002, il 30 aprile-1° maggio 2002.
Quello che segue è il testo, approvato dal Gruppo, della sua
risposta al documento. Essa comprende due parti: nella prima il Gruppo
fa alcune osservazioni di carattere generale sul documento, nella seconda
risponde alle quattro domande poste al n. 123.
I.
OSSERVAZIONI GENERALI
1.
Il Gruppo riconosce nel documento una prima convergenza tra le maggiori
chiese, confessioni e tradizioni cristiane sulla natura e lo scopo della
chiesa, e si rallegra sia per l'iniziativa intrapresa da «Fede
e Costituzione» sia per questo primo risultato raggiunto, provvisorio
ma importante. Essendo «solo l'inizio di un processo nella formulazione
di una dichiarazione comune» sulla chiesa (n.123), il testo verrà
rielaborato, ed è in vista di questa rielaborazione che inviamo
le nostre osservazioni.
2. Il documento è composto da un «testo principale»
nel quale viene esposto ciò che le chiese «hanno in comune»
sui vari problemi affrontati, e da una serie di testi «riquadrati»
che trattano le questioni sulle quali permangono, tra le chiese (e al
loro interno!), non solo differenze più o meno grandi ma vere
e proprie «divergenze» (n.5). Questa distinzione tra testi
sui quali s'è raggiunto un consenso e testi sui quali permane
un dissenso, è utile e va mantenuta. Non sempre però il
«testo principale» contiene solo ciò che le chiese
hanno in comune. In qualche caso vengono presentati come condivisi da
tutti punti di vista sui quali in realtà il consenso non è
generale. Ci sembra quindi che la distribuzione del materiale tra «testo
principale» e «testi riquadrati» debba essere fatta
oggetto di un riesame accurato.
3. Il linguaggio del documento è, nell'insieme, tradizionale,
classico, ricco di concetti talvolta un po' astratti. Ci chiediamo se
un linguaggio narrativo, con un uso più estensivo delle metafore
bibliche della chiesa (luce del mondo, sale della terra, lettera di
Cristo, vite e tralci, ambasciatore di Cristo, pietre viventi, barca...
) attualizzate in rapporto alla vita d'oggi, non potrebbe rendere il
discorso meno statico, spostando l'accento dall'ontologia (ciò
che la chiesa è e possiede) all'escatologia (ciò che essa
è chiamata a diventare e non è ancora). Un secondo modo
che servirebbe a rendere più dinamico il documento e più
concreto il suo discorso ci sembra questo: fare maggiori riferimenti
alla storia della chiesa indicando, attraverso alcuni quadri storici,
il senso del cammino del popolo di Dio attraverso i secoli e il suo
inverarsi, oggi, nel movimento ecumenico.
4.
Abbiamo notato l'assenza, nel documento, di temi importanti che, a nostro
avviso, non possono assolutamente mancare. Essi sono: (a) Il rapporto
Chiesa-Stato (in considerazione anche delle profonde trasformazioni
di quest'ultimo). (b) Il rapporto Chiesa-denaro, in riferimento sia
ai finanziamenti pubblici delle chiese là dove ci sono, sia all'uso
e alla destinazione delle risorse finanziarie di cui le chiese dispongono,
sia infine sul significato e le modalità delle offerte dei fedeli.
(c) Il rapporto tra Chiesa e pace e la necessità, oggi, di intendere
il discepolato cristiano come discepolato di pace. (d) Il tema della
missione è presente ma meriterebbe una trattazione più
accurata specialmente in riferimento al dialogo interreligioso.
5. Desidereremmo che il documento riesca ad esprimere, attraverso un
linguaggio fervido e gioioso, il grande beneficio che, grazie al movimento
ecumenico, i cristiani di diverse chiese, tradizioni e confessioni traggono
dall'incontro, dallo scambio di conoscenze ed esperienze, dal dialogo
e dalla condivisone dell'unico Evangelo di Cristo. L'ecumenismo, nella
misura in cui ci consente di essere insieme testimoni di Cristo nella
nostra generazione, è una grande benedizione per tutti. Questo
fatto dovrebbe risaltare di più e meglio dal documento.
6. Tutto il documento parla della chiesa prevalentemente nei termini
propri della cultura occidentale e del “primo mondo”. È
un limite forse inevitabile, del quale però è necessario
essere consapevoli. Nella misura in cui le chiese d’Asia, Africa
e America Latina assumeranno forme diverse in conseguenza di un processo
di interinculturazione nei rispettivi contesti culturali e sociali,
sarà indispensabile un’ulteriore riflessione, alla quale
il testo attuale dovrebbe essere aperto.
II.
RISPOSTA ALLE DOMANDE
1.
Risposta alla prima domanda.
(a)
Le convergenze sulla natura e lo scopo della chiesa (nn.9-34) sono davvero
molte e importanti. A ben guardare, siamo d'accordo su tutte le affermazioni
principali della fede cristiana relative alla chiesa: possiamo ripetere
insieme ciò che il Credo Nicenocostantinopolitano dice della
Chiesa, oltre che condividere tutto il discorso del Nuovo Testamento
al riguardo. Questo però non sembra sufficiente per giungere
a un reciproco riconoscimento tra le chiese come chiese di Gesù
Cristo. Questo è molto grave e deve far riflettere. Vuol forse
dire che l'accordo sulle grandi affermazioni del Credo è più
apparente che reale? In questa situazione problematica, le chiese dovrebbero
riflettere ex novo, a fondo, sui criteri da adottare per riconoscere
una chiesa come chiesa di Gesù Cristo. Anche in questo caso,
le indicazioni presenti nel Nuovo Testamento dovrebbero essere prese
molto sul serio. Inoltre, il processo di riconoscimento reciproco potrebbe
essere facilitato se si confrontassero i diversi modelli ecclesiologici
oggi esistenti con i diversi modelli ecclesiologici presenti nel Nuovo
Testamento, e si indicassero, per ciascuno, elementi di continuità
e discontinuità. Infine, sarebbe bene stabilire insieme dei criteri
con i quali valutare le ragioni dello sviluppo storico della chiesa
nelle sue varie espressioni, così da poter discernere quando
esso è frutto dell’azione dello Spirito e quando invece
è conseguenza del peccato.
(b) Al Gruppo è parso molto importante il ricupero del termine
koinonìa «come chiave della comprensione della
natura e dello scopo della Chiesa» (n.48) e come nozione-base
per costruire una teologia ecumenica della chiesa. Essa mette più
drammaticamente le chiese di fronte al loro peccato, in
quanto non vivono in comunione tra loro pur affermando - ciascuna -
di essere in comunione con Cristo. Altre metafore della chiesa hanno
permesso alle chiese, in passato, di essere autoreferenziali nella propria
esperienza e riflessione ecclesiologica. Questa autosufficienza non
è più possibile nel momento in cui la chiesa si comprende
e definisce come koinonìa.
(c) Come già indicato nel punto 2 delle “Osservazioni generali”,
accade - ad esempio nel capitolo 4° - che si indichino come «convergenze»
punti di vista sui quali in realtà non c'è accordo generale.
Ad es. al n. 68 si definiscono battesimo ed eucaristia «mezzi
di grazia», come se tutti fossero d'accordo. Ma non è così:
una larga parte del protestantesimo sia storico (Zwingli!) che contemporaneo
non pensa che i sacramenti siano «mezzi di grazia» pur tenendoli
in grande onore. Occorre dunque che, nella revisione del testo, si precisino
meglio l'ambito delle convergenze e quello delle divergenze.
(d) È parso buono al Gruppo l'intreccio tra koinonìa
e diakonìa sviluppato al capitolo 5°. La koinonìa
ecumenica non può essere separata dalla diakonìa verso
il mondo: persone, popoli, creato. Il grado di convergenze raggiunto
in questo campo è ampio. Il fatto che permangano divergenze che
impediscono la piena comunione esige da ciascuna chiesa una riflessione
approfondita tendente a chiarire a che punto e per quale motivo una
«diversità legittima» diventi per lei «divergenza
che divide».
2.
Risposta alla seconda domanda.
(a)
ovviamente, tutti i temi trattati nei riquadri hanno bisogno di ulteriori
approfondimentí in vista di convergenze possibili che, oggi,
non ci sono ancora.
(b) Potrebbe essere saggio rendere le chiese attente ai rischi insiti
in talune nozioni di chiesa, biblicamente impeccabili, che possono però
essere facilmente fraintese. Ad esempio l'espressione «popolo
di Dio», o «tempio dello Spirito», in sé ineccepibili,
possono essere fraintese nel senso di una teologia sostitutiva nella
quale Israele come popolo di Dio scompare e viene relegato nel novero
dei popoli pagani.
(c) Particolare cura dovrebbe essere dedicata allo sforzo che le chiese
dovrebbero intraprendere, per cercare di fissare insieme e di comune
accordo i tratti distintivi della chiesa di Gesù Cristo secondo
l'Evangelo, stabilendo così insieme i criteri della sua evangelicità.
Se questo avvenisse con esito positivo, il nodo cruciale del riconoscimento
reciproco delle chiese come chiese di Gesù Cristo sarebbe avviato
felicemente a soluzione.
(d) La cattolicità e apostolicítà della chiesa
non sono considerate abbastanza nella loro dimensione storica. Questo
deficit di storicizzazione si riscontra anche nella trattazione
della nozione - centrale nel documento - di koinonìa: se essa
venisse elaborata con chiari riferimenti alla storia della chiesa, il
discorso del documento acquisterebbe maggiore evidenza e concretezza.
(e) La questione del rapporto tra santità e peccato nella chiesa
e della chiesa potrebbe essere lumeggiata meglio considerando che:
1. Vi è stata comunque, attraverso i secoli, una trasmissione
dell'Evangelo: la fiamma del Roveto ardente non s'è spenta.
2. Il «paradosso dell'essere ecclesiale» (come lo chiama
Ioh. Zizioulas) è proprio che grazia e peccato coesistono una
nell'altro e perciò la chiesa tutta è «chiesa dei
penitenti» (Efrem il Siro).
(f) Riguardo alle quattro notae classiche della chiesa si potrebbe sottolineare
di più il fatto che c'è una incompiutezza del nostro essere
cristiani e quindi della chiesa, che sarà superata solo alla
fine: non abbiamo ancora pienamente ricevuto il dono dell'unità,
della santità, dell'apostolicità e della cattolicità.
Siamo in un processo di crescita verso un compimento che ci trascende.
In questo senso, ad esempio, l'apostolicità non è solo
fedeltà al passato e alle origini ma anche fedeltà allo
Spirito che guida al compimento.
(h) A proposito dell'unicità della chiesa e della comunione già
esistente ora tra le chiese, che le divisioni non hanno cancellato e
non possono cancellare, si potrebbe e dovrebbe valorizzare di più
il legame profondo che il battesimo crea tra tutti coloro che lo ricevono.
Nel documento questa valorizzazione non sembra sufficiente. I battezzati
sono già ora «uno in Cristo» e alla luce di questo
fatto la loro divisione non può che apparire paradossale e provvisoria.
L'affermazione del documento: «Il riconoscimento dell'unico battesimo
in Cristo costituisce un appello pressante... » può
essere migliorata. Tale riconoscimento costituisce ben più che
un appello: è un vincolo vivente e indistruttibile.
(i) Una visione d'insieme della chiesa come koinonìa
con le sue quattro notae potrebbe essere espressa in questi
termini. La chiesa è comunione in Cristo e nello Spirito fra
tutti i battezzati (chiesa una, koinonìa), e con il
Padre (chiesa santa, popolo sacerdotale con il compito della
leithourghìa). È comunione sincronica in Cristo
e nello Spirito con tutti i credenti e, aldilà dei confini visibili
della chiesa, con tutti gli uomini, con tutti i popoli, con tutti i
valori umani e i doni dello Spirito presenti nella nostra umanità
(chiesa cattolica, popolo regale chiamato alla diakonìa,
per un'umanità pacifica e fraterna). È comunione diacronica
in Cristo e nello Spirito, attraverso tutti i tempi, dall'età
apostolica alla fine, con i discepoli di tutte le epoche (chiesa apostolica,
popolo profetico chiamato a rendere testimonianza a Cristo e alla sua
Parola in ogni generazione, e chiamato a crescere incessantemente nella
verità sotto l'azione dello Spirito: martyrìa).
(1) Per superare la tensione o contrapposizione tra chiesa locale e
chiesa universale si suggerisce di utilizzare il documento del dialogo
cattolico-ortodosso di Monaco del 1982.
(m) L’affermazione «Nessuno è autosufficiente»
(n.61) ha suscitato nel nostro Gruppo un dibattito vivace nel corso
del quale è emerso che:
1. Oggi si riscopre l'interdipendenza delle chiese nel senso che nessuna
può dire di essere la chiesa di Cristo senza le altre; nessuna
chiesa esaurisce la chiesa di Cristo né le riassume tutte in
sé.
2. Ogni chiesa locale è corpo di Cristo e tempio dello Spirito.
Come tale è autosufficiente, in quanto Cristo e lo Spirito si
servono di essa per comunicare la salvezza.
(n) Il battesimo dei bambini è uno dei problemi irrisolti che
impediscono la piena comunione tra le chiese battiste e le chiese pedobattiste.
Il documento dovrebbe affrontare apertamente la questione seguente:
è possibile e, se lo è, a quali condizioni il riconoscimento
del battesimo dei bambini da parte delle chiese di tradizione battista
?
(o) Nel Nuovo Testamento l'unità della chiesa va di pari passo
con una pluralità di modelli di chiesa che si danno «la
mano della comunione» (così dice letteralmente il greco:
«la (mano) destra di comunione», dexiàs…
koinonìas: Galati 2,9). Potrebbe l'unità della chiesa
nel nostro tempo configurarsi in maniera analoga: unità della
chiesa nella diversità dei modelli di chiesa che si riconoscono
reciprocamente? Questo tema dovrebbe essere elaborato e proposto alla
riflessione e decisione delle chiese.
(p) In rapporto alla sezione V del documento si possono indicare quattro
temi da approfondire:
1. Una riflessione teologica sulla missione oggi. 2. Una riflessione
teologica sulle religioni in relazione al mistero trinitario e all'unicità
di Cristo. 3. Una riflessione teologica sul contesto religioso-culturale
delle chiese nel mondo pluralistico contemporaneo e nei suoi processi
di globalizzazione. 4. Una riflessione teologica sulla portata dell
«ispirazioni» e «intuizioni morali» che le chiese
possono trarre dall'Evangelo (n.116) in rapporto ai problemi etici di
oggi.
3.
Risposte alla terza domanda.
NB.
Alcuni temi che avrebbero potuto figurare anche in questa sezione come
risposta alla terza domanda, sono stati indicati nelle sezioni precedenti.
(a) Il rapporto tra chiesa e Regno va chiarito meglio, insistendo di
più sulla natura intimamente escatologica della fede e della
vita della chiesa. In questo quadro dovrebbe essere valorizzata la preghiera
e, in particolare, l'invocazione del nome del Dio trinitario come costitutiva
non solo del culto della chiesa ma della chiesa stessa. Non è
un caso che l'ultima parola della fede neotestamentaria sia un'invocazione:
«Vieni, Signor Gesù!» (Apocalisse 22,20; I Corinzi
16,22). La chiesa è preghiera! Il documento dovrebbe dirlo con
forza.
(b) Il documento sembra un po' troppo reticente sulla questione - controversa
ma di gran peso - della ordinazione delle donne e del sacerdozio femminile.
Quanto meno il documento dovrebbe riprodurre quanto dice al riguardo
il BEM (M 18).
(c) Abbiamo già rilevato che il documento non tratta - e questa
ci pare una grossa lacuna - la questione dei rapporti tra chiesa e Stato.
Analogamente la questione dei rapporti tra chiesa e società nelle
sue varie articolazioni possibili dovrebbe essere posta e trattata almeno
a grandi linee.
(d) L'emergenza nel Novecento del movimento pentecostale e la sua diffusione
in tutte le confessioni pongono al cristianesimo cosiddetto storico
una serie di interrogativi e di sfide che il documento dovrebbe accogliere
ed elaborare in maniera creativa.
4.
Risposte alla quarta domanda.
(a)
Lavorare a vari livelli per far conoscere all'interno di ogni chiesa,
il più possibile a livello di base, le convergenze già
raggiunte attraverso i dialoghi.
(b) Proseguire i dialoghi bi- e multilaterali.
(c) Attuare insieme le indicazioni della Charta oecumenica
sottoscritta a Strasburgo nell'aprile del 2001.
(d) Avviare o - se sono già avviate - incoraggiare e incrementare
attività comuni quali:
- visite reciproche tra comunità di diversa confessione, con
possibile partecipazione alle rispettive liturgie;
- scambio di pulpiti;
- sforzo da parte di ciascuno di conoscere e capire la spiritualità
di cristiani di altre confessioni e tradizioni;
- riunioni comuni di studio biblico e preghiera;
- gruppi di catechesi ecumenica, valorizzando le esperienze delle coppie
miste;
- creazione di Consigli di chiese cristiane in una città o regione.
(e)
Praticare l'ospitalità eucaristica.
(f) Vivere insieme la dimensione mistico-contemplativa dell'esperienza
cristiana.
Roma, 31 maggio 2002
Il GRUPPO TEOLOGICO
del Segretariato Attività Ecumeniche
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